Il decreto varato dal governo in occasione del Primo Maggio continua a far discutere. A intervenire è il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, ospite della trasmissione DiMartedì su La7.
«Il Primo maggio è la festa dei lavoratori. Ma in questo decreto i 960 milioni stanziati vanno alle imprese. I lavoratori non prendono un euro». Una posizione netta che, secondo il sindacato, evidenzia l’assenza di misure concrete per aumentare salari e potere d’acquisto.
Incentivi alle imprese, ma salari fermi
Entrando nel merito, Landini critica la logica degli incentivi alle assunzioni: «Semplicemente danno soldi se un’azienda assume. Lo trovo un po’ singolare: un’azienda assume se ha bisogno di lavorare». E non se gli dai gli incentivi, sembra obiettare il leader sindacale.
Il punto, ribadisce, resta il mancato intervento sui redditi: «Dovrebbero pagare i lavoratori, aumentare i salari. Questa cosa non la fanno e vorrei che fosse chiaro: questo decreto non dà un euro in più ai lavoratori».
L’avvertimento sul fisco: “1.500 euro in più di tasse”
Ma è soprattutto sul tema fiscale che Landini lancia un avvertimento diretto ai lavoratori. Richiamando i dati sull’inflazione indicati dal governo, il segretario della CGIL mette in guardia sugli effetti del fiscal drag.
«Nel 2026 un reddito lordo di 35 mila euro pagherà 1.500 euro di tasse in più che non dovrebbe pagare».
Un passaggio chiave, che fotografa il rischio concreto di una riduzione del reddito disponibile per milioni di lavoratori dipendenti per effetto di un maggior prelievo Irpef in busta paga. Lento, silenzioso, ma incisivo. Una dinamica che, secondo la CGIL, si trascina da anni senza correttivi strutturali: «Lo chiediamo da cinque anni, ma non viene fatto».
Disuguaglianze e sicurezza sul lavoro
Il quadro tracciato dal sindacato resta critico. «Stanno pagando solo i lavoratori dipendenti e i pensionati», afferma Landini, denunciando un sistema fiscale che pesa soprattutto su queste categorie.
A questo si aggiungono le emergenze legate alla sicurezza. «I morti e gli infortuni sul lavoro stanno aumentando e il 60 per cento avviene nelle aziende in appalto e subappalto, dove ci sono meno diritti e meno tutele».
Un contesto che, secondo la CGIL, richiederebbe interventi strutturali immediati, ben oltre le misure previste dal decreto.


