lunedì, Giugno 8, 2026

Milano, nel Cantiere del Consolato USA Salari Sotto i 2 Euro l’Ora e Turni Massacranti

Operai pagati 2 euro l’ora per lavorare 12 ore al giorno nei cantieri del nuovo consolato degli Stati Uniti a Milano. È quanto emerso in una recente indagine condotta dalla Procura di Milano.

Il cantiere del nuovo consolato Usa e il maxi appalto da oltre 200 milioni

Il caso riguarda la costruzione del nuovo consolato degli Stati Uniti a Milano, un progetto di grandi dimensioni affidato a una società internazionale di costruzioni.

Nel cantiere sarebbero stati impiegati tra i 450 e i 500 operai nelle fasi di picco dei lavori, con attività continuative legate alla realizzazione dell’opera. Secondo quanto emerso, la gestione della manodopera avrebbe coinvolto lavoratori arrivati principalmente dall’India tramite intermediari nel Paese d’origine.

Reclutamento all’estero e costi per arrivare in Italia

Uno degli elementi più delicati riguarda la fase di assunzione. I lavoratori sarebbero stati reclutati in India con la promessa di un impiego in Italia. Per ottenere il visto e il contratto, però, sarebbe stato richiesto il pagamento di somme di denaro agli intermediari.

Molti operai si sarebbero così indebitati ancora prima di arrivare in Italia, entrando in un sistema in cui il lavoro serviva anche a ripagare i costi sostenuti per essere assunti.

Turni da 12 ore e paga sotto i 2 euro l’ora

Una volta arrivati in cantiere, le condizioni di lavoro descritte dalle testimonianze risultano molto pesanti. Si parla di turni fino a 10–12 ore al giorno, per sei giorni a settimana, con attività continuative in cantiere.

Gli stipendi indicati si aggiravano tra 1.400 e 1.500 euro al mese, ma da questa cifra venivano sottratti costi per alloggio e vitto, che riducevano sensibilmente il netto effettivo.

La paga reale scendeva così anche sotto i 2 euro l’ora, ben al di sotto dei livelli minimi di dignità lavorativa, secondo quanto riportato nelle ricostruzioni investigative.

Pressioni, minacce e condizioni di lavoro difficili

Dalle testimonianze emergono anche pressioni costanti sui lavoratori. Gli operai avrebbero lavorato sotto la minaccia di perdere il posto e di essere rimpatriati. In alcuni casi vengono riportati anche episodi di insulti e condizioni di forte stress durante l’attività in cantiere.

Secondo le ricostruzioni, la paura di perdere il lavoro rendeva difficile qualsiasi forma di opposizione alle condizioni imposte.

Uno dei manager coinvolti nell’inchiesta sul caporalato è stato fermato all’aeroporto di Orio al Serio mentre stava per lasciare l’Italia.

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