L’ondata di caldo che sta investendo l’Europa sta costringendo molte aziende che non operano all’esterno a ripensare l’organizzazione del lavoro. Dalla Francia alla Spagna, passando per l’Italia, le temperature record stanno aumentando i rischi per chi lavora nei cantieri, nelle manutenzioni, nelle fabbriche e officine. Anche nel settore metalmeccanico si stanno diffondendo misure per limitare l’esposizione al caldo, ma la loro applicazione resta ancora molto disomogenea e, nella maggior parte dei casi, è il risultato delle iniziative e delle pressioni sindacali all’interno delle singole unità produttive.
L’emergenza caldo riguarda tutta l’Europa
In Francia l’allarme ha raggiunto livelli eccezionali. A Parigi le temperature hanno superato i 40 gradi e il Paese ha registrato la notte più calda dall’inizio delle rilevazioni meteorologiche nel 1947. In Spagna l’Agenzia meteorologica Aemet ha certificato il 21 giugno come il giorno più caldo mai registrato per questo periodo dell’anno.
Anche in Italia il caldo estremo è ormai una realtà consolidata. Il problema non riguarda soltanto chi lavora all’aperto. Sempre più spesso le temperature diventano critiche anche nei reparti produttivi, nei capannoni industriali e negli impianti dove il calore generato dai processi produttivi si somma a quello ambientale.
Le aziende iniziano ad adottare nuove misure
In diverse realtà industriali stanno comparendo le prime contromisure. Tra quelle più diffuse c’è l’anticipo dei turni di lavoro, una soluzione già adottata o valutata in alcuni stabilimenti per concentrare le attività nelle ore più fresche della giornata. In alcuni caso il turno è stato anticipato alle 5 oppure alle 6 del mattino.
Accanto alla rimodulazione degli orari, alcune aziende stanno introducendo pause più lunghe e più frequenti, distribuzione di acqua fresca, frutta e integratori salini per compensare la perdita di liquidi e sali minerali causata dalla sudorazione.
In alcuni casi vengono inoltre predisposte aree climatizzate o ombreggiate per consentire ai lavoratori di recuperare durante le soste. Si tratta però di misure che non risultano ancora diffuse in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
Importante il ruolo della contrattazione sindacale
Le richieste avanzate nelle ultime settimane dai sindacati mostrano come le tutele stiano crescendo soprattutto nei luoghi di lavoro maggiormente sindacalizzati.
A Siracusa FIM, FIOM e UILM hanno chiesto l’estensione delle misure anti-calore ai lavoratori degli appalti e delle manutenzioni del polo petrolchimico, dove le condizioni operative sono aggravate da superfici metalliche irradianti, impianti ad alta temperatura e utilizzo di dispositivi di protezione pesanti.
In Trentino il Coordinamento Industria CISL ha denunciato la presenza di sintomi da stress termico tra i lavoratori del manifatturiero, chiedendo regole più chiare sulla riduzione o sospensione delle attività e sull’organizzazione delle pause.
Entrambi i casi – ma anche tanti altri accordi aziendali che regolano il delicato tema della sicurezza – dimostrano come molte delle misure oggi adottate nascano da accordi aziendali, protocolli territoriali e iniziative delle rappresentanze sindacali.
La cassa integrazione diventa uno strumento in più
A rafforzare il quadro è arrivata la decisione del Consiglio dei Ministri del 22 giugno di reintrodurre la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione in caso di sospensione o riduzione delle attività a causa delle eccezionali ondate di calore.
La misura offre alle imprese uno strumento per gestire gli stop produttivi senza scaricare interamente il costo sui lavoratori.
Per molti sindacalisti, tuttavia, si tratta soltanto di un primo passo. L’obiettivo resta quello di arrivare a regole strutturali valide per tutti i settori e per tutte le aziende. Nel frattempo, la realtà mostra che dove la presenza sindacale è più forte aumentano anche le possibilità di ottenere turni anticipati, pause aggiuntive, idratazione adeguata e altre misure di protezione contro il caldo estremo.


