Molti lavoratori ricevono ogni anno premi legati agli obiettivi fissati dall’azienda. Ma cosa succede se questi obiettivi non vengono mai comunicati oppure non vengono stabiliti affatto? Si ha automaticamente diritto al premio o a un risarcimento?
Su questo punto è intervenuta la Corte di Cassazione con una decisione che chiarisce un aspetto importante per migliaia di dipendenti. La risposta, però, potrebbe sorprendere molti lavoratori.
Il caso arrivato fino alla Cassazione
La vicenda riguarda alcuni dipendenti che avevano chiesto un risarcimento alla propria azienda sostenendo di aver perso la possibilità di ottenere il premio di risultato.
Secondo i lavoratori, l’azienda non aveva assegnato gli obiettivi individuali previsti da un accordo sindacale. Per questo motivo ritenevano di aver subito un danno e chiedevano il pagamento delle somme che avrebbero potuto percepire.
La questione è arrivata fino alla Corte di Cassazione, che si è pronunciata con l’ordinanza n. 1235 del 2026.
La mancata assegnazione degli obiettivi non dà automaticamente diritto al premio
La Cassazione ha chiarito un principio molto importante: se l’azienda non fissa gli obiettivi previsti per ottenere il premio di risultato, il lavoratore non ha automaticamente diritto a ricevere quel premio.
Allo stesso modo, non scatta in automatico nemmeno il diritto a un risarcimento pari all’importo del bonus non percepito.
Secondo i giudici, il semplice fatto che il datore di lavoro abbia commesso un errore o un’inadempienza non basta per ottenere il pagamento delle somme richieste.
Per ottenere un risarcimento, il dipendente deve provare che, se gli obiettivi fossero stati fissati correttamente, avrebbe avuto concrete possibilità di raggiungerli e quindi di ottenere il premio. In pratica non basta dire: “L’azienda non mi ha comunicato gli obiettivi”. Occorre anche dimostrare che, con il proprio lavoro, la propria esperienza e le proprie capacità professionali, sarebbe stato realistico raggiungere quei risultati.
Perché la Cassazione ha dato torto ai lavoratori
Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, i lavoratori non avevano fornito elementi sufficienti per dimostrare questa possibilità concreta.
Non erano state indicate in modo dettagliato le mansioni svolte, le modalità di lavoro adottate, i risultati ottenuti negli anni precedenti o altri elementi che avrebbero potuto far ritenere probabile il raggiungimento degli obiettivi.
Per questo motivo la Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di appello, che avevano respinto le richieste di risarcimento.
Cos’è la perdita di chance
Nella sentenza si parla di “perdita di chance“, un concetto giuridico che può sembrare complicato ma che in realtà è abbastanza semplice.
La chance non è il premio vero e proprio, ma la possibilità reale di ottenerlo. Se il comportamento dell’azienda fa perdere questa possibilità, il lavoratore può avere diritto a un risarcimento. Tuttavia deve dimostrare che quella possibilità era reale e non solo teorica.
Secondo la Cassazione, il danno non può essere dato per scontato. Deve essere provato attraverso fatti concreti e non soltanto facendo riferimento all’errore commesso dal datore di lavoro.
Il principio fissato dalla sentenza
Con l’ordinanza n. 1235 del 2026, la Corte di Cassazione ha quindi stabilito che la responsabilità dell’azienda per la mancata fissazione degli obiettivi non comporta automaticamente il pagamento del premio di risultato.
Chi chiede il risarcimento deve dimostrare che avrebbe avuto serie e concrete possibilità di raggiungere gli obiettivi e ottenere il bonus.
Un principio che potrebbe influenzare molte future controversie tra lavoratori e aziende sui premi di produttività e sulla retribuzione variabile.


