martedì, Ottobre 13, 2026

Metalmeccanici, Si Può Dire No ai Turni di Notte con la Legge 104: Non Serve la Disabilità Grave

Una pronuncia della Corte di Cassazione rafforza le tutele dei lavoratori che assistono un familiare con disabilità. E la questione interessa da vicino anche migliaia di metalmeccanici impiegati in stabilimenti organizzati su due o tre turni, dove la prestazione notturna rappresenta una componente ordinaria dell’organizzazione del lavoro.

Con l’ordinanza n. 20229 del 16 giugno 2026, la Cassazione ha infatti confermato che il lavoratore che ha a proprio carico una persona con disabilità può chiedere di non essere adibito al lavoro notturno anche quando non è riconosciuta la condizione di gravità prevista dall’articolo 3, comma 3, della Legge 104.

Legge 104, non serve il comma 3

Il punto è particolarmente importante. L’articolo 11, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 66/2003 stabilisce che non è obbligato a prestare lavoro notturno il lavoratore o la lavoratrice che abbia a proprio carico un soggetto disabile ai sensi della Legge 104.

Secondo la Cassazione, la norma non richiede che si tratti di disabilità grave. È quindi sufficiente il riconoscimento della condizione prevista dall’articolo 3, comma 1, della Legge 104, purché naturalmente sussista quella relazione di assistenza e cura indicata dalla normativa.

In altre parole, non è corretto respingere automaticamente la richiesta del dipendente sostenendo che il familiare non possiede il cosiddetto “comma 3”.

Cosa cambia per i metalmeccanici che lavorano su turni

La pronuncia può avere conseguenze concrete soprattutto nelle fabbriche organizzate a ciclo continuo o con turnazioni che comprendono la notte.

Il caso esaminato riguardava un dipendente di Mercitalia Rail, convivente con la moglie con disabilità riconosciuta ai sensi della Legge 104 ma senza connotazione di gravità. Sia in primo grado sia in appello era stato riconosciuto il suo diritto a non svolgere lavoro notturno. La Cassazione ha confermato questa impostazione.

Un altro passaggio importante riguarda le esigenze produttive dell’azienda. Secondo il principio richiamato dalla Cassazione, una volta che ricorrono le condizioni previste dalla legge e il lavoratore manifesta la volontà di avvalersi dell’esonero, il datore non può continuare ad assegnargli turni notturni semplicemente invocando necessità organizzative aziendali.

Una tutela da conoscere in fabbrica

Per molti metalmeccanici la distinzione è tutt’altro che teorica. Un lavoratore che assiste un familiare riconosciuto disabile ai sensi dell’articolo 3, comma 1, potrebbe infatti ritenere di non avere alcuna tutela perché manca il riconoscimento della gravità.

La Cassazione chiarisce invece che, per l’esonero dal lavoro notturno, il comma 3 non è necessario. È una tutela specifica che non va confusa con altri benefici della Legge 104 per i quali il legislatore richiede espressamente la situazione di handicap grave.

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