Gli stipendi italiani restano insufficienti e devono continuare a crescere. Giorgia Meloni lo ha riconosciuto apertamente nel discorso pronunciato il 4 settembre a Bari, indicando nel “salario giusto” la risposta del Governo alle basse retribuzioni. Una linea alternativa all’introduzione di una paga minima uguale per tutti e fondata soprattutto sul rafforzamento della contrattazione collettiva.
Il principio è quello di assumere come riferimento i trattamenti economici stabiliti dai CCNL sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative. Nel settore metalmeccanico, quindi, vengono valorizzati i contratti nazionali firmati da Fim, Fiom e Uilm, che definiscono minimi salariali, aumenti periodici, maggiorazioni, welfare e numerosi altri diritti.
Il lavoro non basta se lo stipendio è basso
Meloni ha spiegato che il numero degli occupati non può rappresentare l’unico parametro con cui giudicare il mercato del lavoro:
«Lo abbiamo fatto come precondizione per affrontare l’altra grande questione, che non è solo quanta gente lavora, ma quanto guadagna la gente che lavora».
La presidente del Consiglio ha ricordato il taglio del cuneo fiscale, la revisione dell’Irpef, la detassazione dei premi di produttività, l’aumento dei fringe benefit e gli stanziamenti destinati ai rinnovi del pubblico impiego.
«Con il taglio del cuneo abbiamo messo in busta paga anche intorno ai 100 euro in più al mese, altro che gli 80 euro di Renzi. Se aggiungiamo la riforma dell’Irpef, abbiamo rimesso nelle tasche degli italiani ogni anno 21 miliardi di euro».
Il ruolo centrale dei CCNL
Il salario giusto non consiste nello stabilire soltanto una cifra oraria. Punta a garantire l’intero trattamento previsto dai contratti collettivi più rappresentativi, evitando che un’impresa possa risparmiare applicando un “contratto pirata” con paghe e tutele inferiori.
È questo il punto sul quale Meloni ha contrapposto la strategia del Governo al salario minimo legale:
«Alla propaganda del salario minimo legale per tutti che, dove è stato applicato, proprio qui in Puglia è stato applicato, ha tagliato le retribuzioni e i diritti, noi abbiamo risposto con il salario giusto, che invece valorizza la contrattazione, combatte i contratti pirata».
Per i metalmeccanici, il riferimento ai CCNL rappresentativi rafforza dunque il peso degli accordi sottoscritti da Fim, Fiom e Uilm ed evita che vengano considerati equivalenti a intese firmate da soggetti con una presenza ridotta nel settore.
La premier, tuttavia, non ha sostenuto che la questione salariale sia già stata risolta:
«Gli stipendi in Italia sono ancora troppo bassi, ragione per cui intendiamo perseverare. Non molleremo su questo».
Non è stata annunciata una nuova misura immediata, ma è stata confermata una direzione: meno contratti al ribasso, maggiore forza alla contrattazione rappresentativa e ulteriori interventi fiscali per lasciare più denaro nelle buste paga.


