Un metalmeccanico che nel 2026 ha utilizzato la cassa integrazione potrebbe ricevere a dicembre una tredicesima più bassa rispetto allo stipendio ordinario.
Non si tratta necessariamente di un errore. Durante la CIG, una parte della retribuzione viene pagata dall’azienda e un’altra viene coperta dall’integrazione salariale. Per capire il calcolo bisogna distinguere le ore lavorate da quelle trascorse in cassa integrazione.
Cosa succede alla tredicesima durante la CIG
La tredicesima si accumula nel corso dell’anno. Ogni mese lavorato permette normalmente di maturare una quota pari a un dodicesimo della retribuzione prevista dal contratto.
Quando il dipendente viene collocato in cassa integrazione, il datore continua a maturare la tredicesima soltanto per la parte di lavoro effettivamente svolta. Per le ore sospese interviene invece il trattamento di CIG.
La componente relativa alla tredicesima viene considerata nel calcolo della cassa integrazione, ma non viene necessariamente pagata come somma separata a dicembre. Può essere già compresa negli importi di CIG ricevuti durante l’anno.
Cassa integrazione a zero ore
Con la CIG a zero ore il dipendente non lavora per l’intero periodo di sospensione. Per quel periodo, quindi, non matura la normale quota di tredicesima a carico dell’azienda.
L’integrazione salariale riconosciuta per le ore sospese tiene conto anche delle mensilità aggiuntive. Il lavoratore, però, non riceve automaticamente a dicembre un ulteriore rateo dall’INPS.
Di conseguenza, se un metalmeccanico ha trascorso diversi mesi completamente in CIG, la tredicesima pagata dall’azienda può risultare più bassa.
Cassa integrazione con orario ridotto
Se il lavoratore continua a svolgere una parte dell’orario, il datore calcola la tredicesima sulle ore effettivamente lavorate.
Per esempio, un dipendente lavora normalmente per sei mesi e nei sei mesi successivi svolge soltanto metà dell’orario a causa della CIG. La quota di tredicesima maturata presso l’azienda corrisponde indicativamente a:
- sei mesi lavorati interamente;
- altri tre mesi, ottenuti calcolando la metà dei sei mesi a orario ridotto.
In questo caso, l’azienda paga una tredicesima pari a circa nove dodicesimi della retribuzione mensile. Per le restanti ore sospese opera il trattamento di cassa integrazione.
Perché la CIG non copre sempre tutta la differenza
La cassa integrazione riconosce l’80% della retribuzione persa per le ore non lavorate. Si applica inoltre un massimale.
Nel 2026 il limite massimo INPS per CIGO e CIGS è pari a 1.423,69 euro lordi mensili. Dopo la riduzione del 5,84% prevista per queste prestazioni, l’importo è di 1.340,56 euro, prima delle imposte.
Questo limite vale per un mese interamente sospeso. Se la CIG copre soltanto alcune ore, viene ridotto in proporzione. Nel massimale sono compresi anche i ratei delle mensilità aggiuntive: non si può superare il tetto per aggiungere la tredicesima.
Chi paga e cosa controllare
Di norma, l’azienda anticipa la CIG nel cedolino e recupera successivamente le somme dall’INPS. Se viene autorizzato il pagamento diretto, è l’INPS a versare la prestazione.
Per controllare la tredicesima bisogna confrontare le ore lavorate, le ore di CIG e i ratei indicati nei cedolini. Va controllato anche l’accordo aziendale: alcune imprese possono riconoscere un’integrazione economica più favorevole.
Per le ore sospese l’INPS accredita la contribuzione figurativa, utile sia per raggiungere il diritto alla pensione sia per calcolarne l’importo.

