giovedì, Agosto 27, 2026

Ex Ilva, ambientalisti contro l’intesa sulla decarbonizzazione: sperano nella chiusura con un ricorso al TAR

Il futuro dell’ex Ilva resta appeso a molte incognite. L’accordo firmato la scorsa settimana per avviare la decarbonizzazione dello stabilimento di Taranto non convince le associazioni ambientaliste, che continuano a chiedere la chiusura della fabbrica. Per loro, il progetto presentato dal governo e dalle istituzioni locali non garantisce la tutela della salute dei cittadini.

Le reti civiche e i comitati, affiancati dal presidente di Peacelink Alessandro Marescotti, hanno annunciato un nuovo ricorso al Tar. Nel mirino c’è l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata di recente.

Secondo gli attivisti, l’utilizzo di gas naturale per alimentare i forni elettrici e gli impianti per il preridotto (Dri) non rappresenta una vera svolta ecologica, trattandosi comunque di un combustibile fossile. Inoltre, il ricorso toccherà anche aspetti economici: la transizione energetica potrebbe avere impatti sull’occupazione e sugli eventuali esuberi, senza contare le presunte carenze nella valutazione sanitaria.

Il governo punta alla cessione degli impianti

Sul fronte istituzionale, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso mantiene la rotta sulla gara per la vendita del polo siderurgico. I termini sono stati riaperti e l’esecutivo conta di chiudere con una cessione “in blocco” degli impianti, escludendo qualsiasi spezzatino. Resta però irrisolto il nodo principale: la fornitura di gas per produrre Dri, indispensabile ai forni elettrici.

Il Comune di Taranto continua a opporsi alla realizzazione della nave rigassificatrice nel porto cittadino. Se ne discuterà a metà settembre, ma il governo guarda già a soluzioni alternative, come Gioia Tauro.

Nuova Aia e ruolo degli investitori

Urso ha chiarito che chi subentrerà nella proprietà sarà tenuto a presentare una nuova Aia, con tempi certi per la transizione ai forni elettrici e garanzie sulla continuità occupazionale.

Al momento restano in campo i tre grandi player internazionali già interessati alla precedente gara, ma il governo spera che possano aggiungersi altri investitori.

Taranto divisa tra salute e lavoro

La vertenza ex Ilva continua quindi a muoversi tra tensioni ambientali e prospettive industriali. Taranto resta sospesa tra la richiesta di maggiore tutela sanitaria e la necessità di difendere i posti di lavoro, mentre il governo accelera sulla vendita per non lasciare l’acciaieria senza futuro.

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