Dal 1° gennaio 2027 le aziende dell’industria metalmeccanica dovranno rispettare un nuovo limite se vogliono continuare a utilizzare alcuni contratti a termine oltre 12 mesi.
L’impresa dovrà aver assunto a tempo indeterminato almeno il 20% dei lavoratori interessati che hanno concluso il rapporto nell’anno precedente.
La novità può aumentare le stabilizzazioni, ma non garantisce il posto fisso a ogni lavoratore a termine.
Fino a 12 mesi non serve una motivazione
L’art.10 D.lgs 81/2015 consente di stipulare un contratto a tempo determinato fino a 12 mesi senza indicare una motivazione specifica.
Se l’azienda vuole prolungare il rapporto oltre un anno, deve spiegare perché ha ancora bisogno del lavoratore. La durata complessiva può arrivare, in via ordinaria, fino a 24 mesi.
La motivazione può riguardare una commessa temporanea, un progetto con una scadenza oppure la sostituzione di un dipendente assente.
Quando il contratto può arrivare a 24 mesi
Il CCNL Metalmeccanici Industria, sottoscritto da Federmeccanica e Assistal con FIM-CISL, FIOM-CGIL e UILM-UIL, individua le situazioni che permettono di superare i 12 mesi.
L’azienda può prolungare il contratto per:
- attività collegate a mostre e fiere;
- progetti con una durata già definita;
- commesse, ordini o incarichi temporanei;
- lavori prolungati da ritardi del committente o da altri fattori esterni.
L’impresa deve indicare nel contratto l’attività che giustifica il prolungamento. Non basta scrivere soltanto “esigenze aziendali” oppure “aumento del lavoro”.
La possibilità riguarda anche alcuni lavoratori svantaggiati
Il contratto nazionale permette di superare un anno anche quando l’assunzione riguarda persone che incontrano maggiori difficoltà nel trovare un’occupazione.
Rientrano in questa disciplina:
- lavoratori con più di 50 anni, disoccupati da oltre 12 mesi;
- giovani sotto i 35 anni, senza un lavoro regolarmente retribuito da almeno 6 mesi;
- genitori soli con una o più persone a carico;
- lavoratori in cassa integrazione straordinaria da almeno 6 mesi;
- persone disoccupate da almeno 6 mesi.
Queste condizioni possono essere utilizzate anche nei rapporti di somministrazione a tempo determinato.
Dal 2027 scatta la stabilizzazione del 20%
Dal 1° gennaio 2027 l’azienda potrà continuare a utilizzare queste possibilità oltre i 12 mesi solo se avrà rispettato la quota minima di assunzioni stabili.
Il 20% non si calcola su tutti i lavoratori a termine presenti in azienda. Il conteggio riguarda i dipendenti che:
- hanno lavorato per più di 12 mesi;
- rientravano in una delle condizioni previste dal contratto nazionale;
- hanno concluso il rapporto nell’anno precedente.
L’azienda dovrà aver trasformato a tempo indeterminato almeno il 20% di questi rapporti.
Esempio
Supponiamo che nel corso del 2026 terminino 10 contratti a tempo determinato prolungati oltre un anno attraverso le condizioni previste dal contratto nazionale.
Per continuare a utilizzare le stesse possibilità nel 2027, l’impresa dovrà aver stabilizzato almeno 2 lavoratori su 10.
Se i rapporti interessati sono 20, le assunzioni a tempo indeterminato dovranno essere almeno 4.
Dal calcolo restano esclusi:
- i rapporti terminati durante il periodo di prova;
- le dimissioni per giusta causa;
- i licenziamenti per giusta causa.
Il singolo lavoratore non ha la certezza del posto fisso
La nuova regola non obbliga l’azienda ad assumere ogni dipendente che supera i 12 mesi.
L’impresa può scegliere quali lavoratori stabilizzare, purché raggiunga la percentuale prevista. Nell’esempio dei 10 contratti cessati, l’obbligo riguarda almeno 2 assunzioni. Gli altri lavoratori non ottengono automaticamente la trasformazione.
Il limite del 20% impone comunque all’azienda una quota minima di assunzioni stabili se vuole continuare a utilizzare questi contratti oltre un anno.


