La partita per il futuro dell’ex Ilva si allarga. Sono ora quattro i soggetti interessati agli asset del gruppo siderurgico, mentre il Governo prepara per settembre un nuovo confronto con sindacati, imprese ed enti locali. L’obiettivo resta trovare una soluzione industriale evitando che lo stop dell’area a caldo si trasformi in una crisi occupazionale ancora più pesante.
La novità è l’ingresso di Ce Industries, holding ceca riconducibile alla famiglia Strnad, che avrebbe depositato una manifestazione d’interesse. Il gruppo si aggiunge a Jindal, Flacks e alla cordata italiana legata a Federacciai.
Chi è il nuovo pretendente ceco
Ce Industries ha sede a Praga, controlla circa 30 società e conta oltre 3.000 dipendenti. Opera nei trasporti ferroviari, nell’energia, nel riciclo dei materiali e nell’industria. Tra giugno 2024 e giugno 2025 avrebbe realizzato ricavi per circa 13 miliardi di corone, con un Ebitda vicino al miliardo.
Il gruppo conosce inoltre la siderurgia. Attraverso Vítkovice Machinery Trade ha partecipato al salvataggio di Liberty Ostrava, importante complesso siderurgico della Repubblica Ceca.
Il modello adottato presenta un elemento particolarmente interessante anche per Taranto: utilizzare bramme acquistate all’esterno per alimentare laminazione e finitura, senza mantenere necessariamente in funzione la vecchia area a caldo.
Secondo le indiscrezioni, proprio l’area a freddo dell’ex Ilva sarebbe al centro dell’interesse della holding ceca.
Il Governo non vuole ripartire con un nuovo bando
Il nodo principale riguarda adesso la procedura di vendita. Dopo la decisione giudiziaria che incide sull’area a caldo, alcuni operatori chiedono di modificare formalmente il perimetro degli asset messi sul mercato.
Il Mimit non sarebbe però intenzionato a pubblicare un nuovo bando, perché una ripartenza da zero rischierebbe di allungare ulteriormente i tempi. I commissari potrebbero invece integrare la procedura esistente, chiarendo che il perimetro della gara cambia per effetto delle nuove condizioni.
A settembre il Governo convocherà sindacati, associazioni imprenditoriali ed enti locali. Il ministro Adolfo Urso ha ribadito che l’obiettivo è impedire che la vicenda diventi una “bomba sociale e produttiva”.
Resta infatti sullo sfondo il problema più delicato: il futuro dei lavoratori e dell’intero polo siderurgico di Taranto. La corsa a quattro aumenta le possibilità di arrivare a una soluzione, ma sarà decisivo capire quali impianti ciascun pretendente intenda realmente rilevare e, soprattutto, quanti posti di lavoro potranno essere garantiti.

