Un metalmeccanico inserito in un piano aziendale di esodo potrebbe possedere l’età e i contributi necessari, ma non riuscire comunque ad accedere all’isopensione. Per chi non ha versato contributi prima del 1996, l’INPS deve controllare anche l’importo della prestazione di esodo calcolata al momento dell’uscita.
La circolare INPS n. 104 del 29 settembre 2026 chiarisce come effettuare questa verifica. Non introduce una nuova pensione, ma precisa le regole applicabili ai lavoratori interamente soggetti al sistema contributivo.
Cosa controlla l’INPS
Le istruzioni riguardano i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995. Per accedere ad alcune forme di pensione, questi dipendenti devono rispettare tre condizioni:
- raggiungere l’età prevista;
- possedere il numero minimo di anni di contributi;
- maturare un assegno non inferiore alla soglia stabilita dalla legge.
Poiché la pensione inizierà soltanto alla fine dello scivolo, l’INPS deve verificare in anticipo se il lavoratore potrà raggiungere tutti i requisiti.
La circolare stabilisce che la soglia economica deve essere controllata utilizzando l’importo dell’assegno sociale in vigore quando il dipendente entra nel piano di esodo.
Quale importo bisogna raggiungere
Se il piano conduce alla pensione di vecchiaia, secondo le regole oggi vigenti il lavoratore deve poter raggiungere:
- 67 anni di età;
- almeno 20 anni di contributi;
- un importo non inferiore all’assegno sociale.
Per la pensione anticipata contributiva occorre invece poter raggiungere:
- 64 anni di età;
- almeno 20 anni di contribuzione effettiva;
- una pensione pari almeno a tre volte l’assegno sociale.
La soglia scende a 2,8 volte l’assegno sociale per le lavoratrici con un figlio e a 2,6 volte per quelle con almeno due figli.
Un esempio per capire quando l’uscita può essere bloccata
Un metalmeccanico senza contributi anteriori al 1996 potrebbe raggiungere 64 anni e 20 anni di versamenti entro la fine dello scivolo.
L’età e i contributi, però, non bastano. Se la prestazione di esodo calcolata quando lascia l’azienda non raggiunge la soglia economica prevista, l’INPS non può certificare l’accesso alla pensione anticipata contributiva attraverso quel percorso.
Il nuovo chiarimento spiega quindi quando e con quale parametro deve essere controllato l’importo minimo.
L’isopensione non si può chiedere da soli
L’isopensione non è una prestazione che il metalmeccanico può ottenere presentando autonomamente una domanda.
Serve un accordo tra un’azienda che impiega mediamente più di 15 dipendenti e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello aziendale. Il lavoratore deve essere assunto a tempo indeterminato, rientrare tra i dipendenti individuati dal piano e raggiungere la prima pensione utile entro il periodo coperto dall’esodo.
Come spiegato nel precedente approfondimento sulla pensione prima dei 60 anni, il singolo dipendente non può obbligare l’impresa ad attivare lo scivolo. La durata ordinaria dell’isopensione arriva fino a 48 mesi.
Chi paga l’assegno e i contributi
Con l’ingresso nell’isopensione, il rapporto di lavoro termina e il dipendente non riceve più lo stipendio. L’INPS gli versa un assegno mensile, ma l’intero costo resta a carico dell’azienda.
L’importo viene calcolato sulla pensione teoricamente maturata alla data di cessazione e può quindi essere diverso dall’ultima retribuzione.
Durante lo scivolo, l’impresa versa anche la contribuzione correlata, utile per raggiungere i requisiti e calcolare la futura pensione. Al termine dell’isopensione, il lavoratore deve presentare la domanda di pensione all’INPS: il passaggio non avviene automaticamente.


