La crisi dell’ex Ilva raggiunge un nuovo livello di gravità. Acciaierie d’Italia ha comunicato l’intenzione di aumentare drasticamente il numero dei dipendenti in cassa integrazione straordinaria, portandoli dagli attuali 4.450 a 8.622 lavoratori. Una decisione che coinvolge gli stabilimenti italiani del gruppo e che apre interrogativi anche sui prossimi pagamenti.
La comunicazione è arrivata dopo cinque giorni di sciopero a Taranto, dove i sindacati avevano chiesto garanzie sulla continuità produttiva e sul futuro occupazionale.
A Taranto quasi 7.000 lavoratori sospesi
La situazione più difficile riguarda lo stabilimento pugliese, dove i lavoratori interessati dalla cassa integrazione potrebbero passare dagli attuali 3.800 a 6.964.
Secondo il piano comunicato dall’azienda, rimarrebbero complessivamente in servizio appena 1.004 dipendenti in tutta Italia.
Alla base della decisione c’è anche il decreto della Corte d’Appello di Milano, che impone la fermata dell’area a caldo di Taranto.
Con l’altoforno 2, ultimo rimasto operativo, posto in preriscaldo, la produzione di acciaio si è fermata. Una condizione che aggrava ulteriormente le difficoltà finanziarie del gruppo.
Cassa integrazione, cambia il pagamento degli stipendi
Un’altra novità riguarda le modalità di erogazione della cassa integrazione. Finora Acciaierie d’Italia aveva anticipato ai dipendenti gli importi della Cig, recuperando successivamente le somme dall’INPS. Adesso, invece, l’azienda intende chiedere all’Istituto previdenziale il pagamento diretto ai lavoratori.
La scelta evidenzia le difficoltà di liquidità. Acciaierie d’Italia paga normalmente gli stipendi il giorno 16 del mese, ma deve predisporre le risorse circa due settimane prima.
L’obiettivo della nuova procedura è evitare che i dipendenti sospesi rimangano senza copertura economica alla prossima scadenza del 12 novembre.
Sindacati contrari, incontro il 20 ottobre
Durissima la reazione delle organizzazioni sindacali. Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm, parla di una situazione senza precedenti nella storia industriale italiana, sottolineando le conseguenze sociali per migliaia di famiglie.
Anche la Fiom Cgil contesta la decisione. Il coordinatore nazionale della siderurgia, Loris Scarpa, considera la nuova richiesta di cassa integrazione una provocazione, dopo le mobilitazioni dei lavoratori.
Il prossimo appuntamento è fissato per il 20 ottobre al ministero del Lavoro. I sindacati chiederanno interventi straordinari e modifiche al decreto approvato dal Governo il 14 ottobre, per tutelare occupazione e redditi.


