domenica, Agosto 9, 2026

Industria: nel 2025 il 62% delle Aziende prevede un Crollo del Fatturato

Venerdì 28 marzo, i lavoratori metalmeccanici hanno scioperato in tutta Italia. Manifestazioni e proteste si sono svolte in tutte le regioni e province, su iniziativa di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm.

Al centro della protesta c’è lo stallo nelle trattative per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl). I sindacati chiedono aumenti salariali di 280 euro, una riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore, maggiore stabilità per i lavoratori precari e più tutele sulla sicurezza. Federmeccanica e Assistal, però, non hanno ancora accolto queste richieste e rilanciano con una loro “contro-piattaforma”.

Produzione in calo e crisi occupazionale

La mobilitazione arriva in un momento critico. La produzione industriale italiana è in calo da 24 mesi consecutivi, secondo i dati Istat. Nel 2024 il settore ha perso in media il 2,8% della produzione, con punte del 5% nel comparto meccanico e automotive.

Il Centro Studi di Confindustria rileva che l’indice della produzione industriale è inferiore del 10% rispetto ai livelli pre-pandemia. Le aziende hanno reagito con cassa integrazione, tagli ai turni e licenziamenti.

Il 62% delle aziende prevede un crollo del fatturato

Secondo Unioncamere, il 62% delle imprese metalmeccaniche prevede un ulteriore calo del fatturato nel 2025. Un altro 18% ha già annunciato piani di riduzione del personale.

La Cgil stima che, tra il 2023 e il 2024, siano stati persi oltre 60.000 posti di lavoro diretti nell’industria, con un impatto ancora maggiore nell’indotto.

Salari fermi e perdita del potere d’acquisto

L’Italia è l’unico Paese del G7 in cui i salari reali sono più bassi rispetto al 1990. Secondo l’Ilo, tra il 2010 e il 2023 i salari reali sono diminuiti del 2,9%, mentre in Germania sono cresciuti del 7,5% e in Francia del 5,3%.

L’inflazione, salita a livelli record tra il 2022 e il 2023, ha ulteriormente eroso il potere d’acquisto dei lavoratori. L’adeguamento delle retribuzioni è quindi centrale nella vertenza. In gioco non c’è solo la competitività del settore, ma anche la dignità e la sostenibilità economica del lavoro industriale.

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