martedì, Dicembre 9, 2025

Carta Spesa 500€: esclusi migliaia di Metalmeccanici “colpevoli” di essere in Cassa Integrazione, NASpI o Mobilità

Con il messaggio n. 2519 del 1° settembre 2025 l’INPS ha spiegato come funzionerà la Carta “Dedicata a te” per quest’anno. La misura prevede un contributo di 500 euro per nucleo familiare, spendibile solo per beni alimentari di prima necessità presso gli esercizi convenzionati. Possono beneficiarne i cittadini residenti con ISEE fino a 15.000 euro, ma il decreto ha previsto precise esclusioni.

Le categorie escluse dal contributo

Non potranno ricevere la Carta Spesa i nuclei che già percepiscono altre forme di sostegno. La lista comprende:

  • Assegno di Inclusione,
  • Reddito di Cittadinanza,
  • Carta acquisti,
  • NASpI,
  • DIS-COLL,
  • indennità di mobilità,
  • Cassa Integrazione Guadagni
  • altre forme di sostegno per disoccupazione.

Una scelta che taglia fuori intere fasce di lavoratori in difficoltà, che pure si trovano con redditi ridotti e spese crescenti.

Il caso dei metalmeccanici

Ad essere penalizzati in modo particolare sono i metalmeccanici. Nei grandi stabilimenti italiani sono in corso periodi di fermo produttivo, spesso con ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni o a contratti di solidarietà. Pensiamo al caso delle migliaia di lavoratori dipendenti del gruppo Stellantis tra Termoli, Pomigliano, Cassino, Mirafiori, ecc. In molti casi intervengono strumenti come FIS, FSBA o Forma.Temp per garantire un reddito minimo.

Il risultato è sempre lo stesso: buste paga più leggere per decisioni aziendali, non per scelta dei lavoratori. Eppure, proprio questi nuclei familiari vengono esclusi dalla Carta Spesa. Un paradosso che colpisce migliaia di famiglie in piena crisi industriale.

Una penalizzazione incomprensibile

Perché un metalmeccanico che lavora e si vede tagliare il salario dall’azienda dovrebbe essere trattato come se ricevesse un sussidio di mantenimento? È una domanda senza risposta. La logica vorrebbe l’opposto: sostenere chi subisce riduzioni forzate del reddito, non penalizzarlo.

Invece il decreto crea un’ingiustizia evidente, togliendo ai lavoratori metalmeccanici un contributo che avrebbe potuto alleggerire la spesa alimentare. Una scelta che rischia di alimentare tensioni e malcontento in un settore già attraversato da crisi profonde.

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