domenica, Marzo 8, 2026

Ex Ilva verso la gara entro febbraio 2026: via libera al Decreto, ma esplode la protesta a Taranto, Genova e Novi Ligure

Il Governo ha varato un decreto urgente per la stabilizzazione della filiera attorno alla Acciaierie d’Italia (ex Ilva), autorizzando l’utilizzo di 108 milioni di euro residui del prestito ponte e stanziando ulteriori 20 milioni per il biennio 2025-2026. Contemporaneamente, tuttavia, nelle sedi di Taranto, Genova e Novi Ligure la tensione è salita: lavoratori, sindacati e territori esprimono timori sulla continuità produttiva e occupazionale.

Decreto e fondi per cassa integrazione e formazione

Il provvedimento approvato dal Consiglio dei Ministri autorizza Acciaierie d’Italia a usare i 108 milioni residui del finanziamento ponte fino a febbraio 2026, termine indicato per la chiusura della procedura di gara per l’individuazione dell’aggiudicatario. Del totale delle risorse: 92 milioni sono destinati agli altiforni, alle manutenzioni ordinarie/straordinarie, agli investimenti ambientali (collegati alla nuova AIA) e al piano di “ripartenza”. Per i lavoratori è previsto che lo Stato assuma fino al 75% dell’integrazione della cassa integrazione straordinaria, mediante un fondo aggiuntivo di 20 milioni per il 2025-2026. Inoltre, il decreto prevede misure di formazione per 1.550 operai (secondo alcune ricostruzioni) ma i sindacati denunciano che modalità, selezione e durata non sono chiare.

Mobilitazione dei lavoratori: da Taranto a Genova-Novi Ligure

La ratifica del decreto non ha placato la rabbia nelle fabbriche. A Taranto lo stabilimento è stato occupato, e si sono registrati presidii e blocchi stradali. A Genova (sito di Cornigliano) e a Novi Ligure le assemblee e i blocchi sono proseguiti, segnalando uno sciopero articolato in più sedi del gruppo. I sindacati maggiori (Fim‑Cisl, Fiom‑Cgil, Uilm) denunciano come “il piano” del Governo non contempli una reale prospettiva industriale e richiedono che il tavolo si tenga presso la sede di governo, coinvolgendo la Premier.

Continuità produttiva, decarbonizzazione e incognite dell’assetto

Il decreto ha come obiettivo dichiarato la “continuità operativa” degli stabilimenti fino a febbraio 2026, momento in cui dovrebbe concludersi la gara per il futuro assetto industriale. Alla stessa occasione, lo Stato punta ad avviare una cordata pubblica-privata per la decarbonizzazione degli impianti siderurgici. Tuttavia, i lavoratori segnalano che la cifra stanziata per formazione appare minima e che il vero nodo resta il mantenimento occupazionale, la tutela dell’indotto e la definizione concreta della nuova catena produttiva.

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