Tra le misure contenute nella bozza del decreto 1° maggio c’è anche un intervento che guarda direttamente ai lavoratori rimasti senza rinnovo contrattuale. Si tratta della “indennità provvisoria della retribuzione”, pensata per i dipendenti del settore privato nei casi in cui il CCNL sia scaduto e non ancora rinnovato. La misura, anticipata nelle ricostruzioni circolate nelle ultime ore, punta a dare una prima copertura economica nei periodi di stallo delle trattative.
Il punto politico è chiaro: evitare che i lavoratori restino per mesi, o addirittura per anni, con salari fermi mentre il costo della vita continua a salire. Proprio per questo il governo starebbe inserendo la norma nel decreto 1° maggio, tradizionale provvedimento dedicato al lavoro e al sostegno del potere d’acquisto.
Come funziona l’indennità provvisoria della retribuzione
Entrando nel dettaglio, la bozza prevede che dopo 6 mesi dalla scadenza del contratto collettivo scatti un’integrazione pari al 30% del tasso di inflazione programmato. Se poi il ritardo nel rinnovo supera i 12 mesi, la quota salirebbe al 60%. In questo modo l’indennità crescerebbe con il protrarsi della vacanza contrattuale.
Naturalmente, finché il testo non sarà approvato in via definitiva, si parla ancora di una misura in bozza. Ma l’impianto già emerso mostra una direzione precisa: rafforzare la contrattazione collettiva e allo stesso tempo spingere le imprese ad accelerare i rinnovi.
Ecco il testo della bozza di Decreto su cui il Governo sta lavorando, che MetalmeccaniciNews.it ha potuto leggere e riporta qui ai suoi lettori nel passaggio che riguarda l’Indennità Provvisoria della Retribuzione:

Metalmeccanici, il caso più evidente resta quello delle PMI Unionmeccanica Confapi
Nel mondo metalmeccanico il dossier più evidente è quello del CCNL Unionmeccanica-Confapi, applicato a circa 420 mila lavoratori delle piccole e medie imprese. La trattativa per il rinnovo è ancora aperta e il contratto è scaduto il 31 dicembre 2024.
Se la norma passasse davvero, questi lavoratori sarebbero tra i primi a rientrare nel nuovo meccanismo, proprio perché si trovano già da mesi in una fase di rinnovo non concluso. Ed è per questo che il tema dell’indennità interessa da vicino le tute blu delle PMI. Su questo fronte, però, va segnalato che vi è anche un accordo economico per il biennio 2025-2026 firmato a fine luglio 2026 che prevede l’erogazione di un acconto economico in busta paga di complessive 100 euro. Basterà questo importo a frenare l’effetto del nuovo Decreto Lavoro? Il Governo dovrà precisare anche questo aspetto.
Anche il contratto “gemello” Confimi resta dentro il confronto sulle retribuzioni
Accanto a Unionmeccanica-Confapi viene spesso richiamato anche il contratto “gemello” sottoscritto da Confimi Industria Meccanica e FIM CISL, che interessa una platea indicata in oltre 70 mila lavoratori secondo varie ricostruzioni territoriali e di settore.
Anche qui, però, va segnalato che vi è anche un accordo economico per il biennio 2025-2026 firmato a fine ottobre 2025 che prevede l’erogazione di 100 euro a titolo di acconto economico in attesa del rinnovo del CCNL.
Gli esclusi
Nel panorama dei contratti metalmeccanici resterebbero esclusi – per ora – dall’indennità economica i lavoratori cui si applicano i CCNL già rinnovati: industria (Federmeccanica-Assistal), Orafi industria, Artigiani (CCNL Area Meccanica e filiera), Cooperative e Automotive (gruppo Stellantis, Iveco, Cnhi, Ferrari).
Si tratta di ambiti contrattuali con dinamiche autonome, che non rientrano nelle situazioni di vacanza contrattuale oggetto della nuova indennità poichè hanno il CCNL già rinnovato e ancora vigente.


