L’aumento delle temperature sta spingendo sempre più Regioni ad adottare misure straordinarie per proteggere i lavoratori esposti al sole. Con gli ultimi provvedimenti approvati da Sicilia e Molise, sono diventate 14 le Regioni italiane che hanno introdotto limitazioni alle attività lavorative nelle ore più calde della giornata.
Le Regioni che hanno emanato ordinanze anti-caldo sono:
- Abruzzo
- Campania
- Emilia-Romagna
- Friuli Venezia Giulia
- Lazio
- Liguria
- Lombardia
- Molise
- Piemonte
- Puglia
- Sicilia
- Toscana
- Umbria
- Veneto
L’obiettivo è ridurre il rischio di colpi di calore, malori e infortuni legati alle elevate temperature che caratterizzano sempre più frequentemente i mesi estivi.
Quando scatta il divieto di lavorare
Nella maggior parte dei casi le ordinanze prevedono la sospensione delle attività lavorative tra le 12.30 e le 16.00.
Il blocco non è automatico ogni giorno, ma entra in vigore quando la piattaforma Worklimate, realizzata da Inail e Cnr, segnala un livello di rischio “Alto” per i lavoratori esposti direttamente ai raggi solari e impegnati in attività fisicamente impegnative.
I settori principalmente coinvolti sono agricoltura, edilizia, florovivaismo, cave, logistica all’aperto e, in diverse Regioni, anche i rider che effettuano consegne urbane.
La Sicilia, ad esempio, ha esteso le tutele anche alle attività di movimentazione merci nei piazzali e alle operazioni di carico e scarico svolte in aree non coperte.
Come viene valutato il rischio caldo
Le decisioni non si basano soltanto sulla temperatura registrata dai termometri.
Worklimate elabora infatti diversi parametri ambientali, tra cui temperatura dell’aria, umidità, ventilazione, esposizione solare e intensità dello sforzo fisico richiesto dal lavoro.
In questo modo viene determinato il livello effettivo di rischio per la salute dei lavoratori e vengono attivate le misure previste dalle ordinanze regionali.
Restano esclusi molti operai dei capannoni industriali
Nonostante l’estensione delle ordinanze, resta aperta una questione che riguarda migliaia di lavoratori dell’industria.
Le misure regionali si applicano quasi esclusivamente alle attività svolte all’aperto e non comprendono, nella maggior parte dei casi, chi lavora all’interno di capannoni industriali, stabilimenti produttivi e fabbriche.
Eppure proprio in questi ambienti le temperature possono raggiungere livelli molto elevati. La presenza di forni, presse, macchinari in funzione, linee produttive e metalli roventi può portare il caldo percepito ben oltre i 35 gradi, soprattutto negli impianti privi di climatizzazione.
Per questi lavoratori non esistono oggi stop automatici legati alle ordinanze regionali. Restano però pienamente validi gli obblighi previsti dal Testo Unico sulla Sicurezza, che impongono ai datori di lavoro di valutare il rischio da stress termico e adottare tutte le misure necessarie per tutelare la salute del personale.


