La tassazione minima globale entra anche nel nuovo TUIR e introduce nuove regole per i grandi gruppi industriali. La novità, però, non riguarda la maggior parte delle imprese italiane, comprese quelle del settore metalmeccanico. Ecco chi dovrà adeguarsi e quali effetti potrebbero riflettersi anche sulla filiera.
La Global Minimum Tax, conosciuta anche come tassazione minima globale o imposta minima globale, rappresenta una delle principali novità della riforma fiscale internazionale recepita anche dall’Italia. La misura, promossa dall’OCSE e dal G20, punta a contrastare l’elusione fiscale delle grandi multinazionali introducendo una tassazione minima del 15%sugli utili, indipendentemente dal Paese in cui vengono realizzati.
Il nome della nuova disciplina può però generare qualche equivoco. Non si tratta di una nuova imposta destinata a tutte le imprese. Al contrario, la maggior parte delle aziende italiane, comprese quelle metalmeccaniche, resterà esclusa dal nuovo regime fiscale, che interessa esclusivamente i gruppi con ricavi consolidati pari o superiori a 750 milioni di euro. La soglia deriva dall’accordo internazionale raggiunto in sede OCSE/G20 e successivamente recepito anche dall’Unione europea e dall’Italia.
Per imprenditori e manager del settore la domanda è quindi una sola: chi dovrà davvero fare i conti con la Global Minimum Tax e quali conseguenze potrà avere per il comparto metalmeccanico?
Una riforma che riguarda solo i grandi gruppi
La Global Minimum Tax non introduce una nuova imposta per tutte le imprese.
La normativa si applica esclusivamente ai gruppi multinazionali e ai grandi gruppi nazionali con ricavi consolidati pari o superiori a 750 milioni di euro.
L’obiettivo è ridurre la convenienza di trasferire gli utili verso Paesi con una fiscalità particolarmente favorevole. Se una società del gruppo paga un’aliquota effettiva inferiore al 15%, scatterà un’imposta integrativa che riporterà la tassazione al livello minimo previsto dalle nuove regole.
La riforma non incide sull’attività produttiva delle imprese, ma sul modo in cui vengono tassati gli utili dei grandi gruppi internazionali.
Per le PMI metalmeccaniche non sono previsti nuovi obblighi fiscali
Per la quasi totalità delle imprese metalmeccaniche italiane non sono previsti nuovi obblighi fiscali diretti.
PMI, imprese artigiane e aziende che operano prevalentemente sul mercato nazionale restano escluse dalla disciplina, purché non facciano parte di gruppi che superano la soglia prevista dalla normativa.
Questo significa che non arriveranno nuove imposte né nuovi adempimenti fiscali diretti per la maggior parte delle imprese del settore.
Si tratta di un chiarimento importante, perché il nome della misura potrebbe facilmente generare preoccupazioni non giustificate.
Quali imprese del settore dovranno adeguarsi
Lo scenario cambia per i grandi gruppi industriali presenti sui mercati internazionali.
Nel comparto metalmeccanico la normativa può interessare aziende attive nella:
- meccanica strumentale;
- componentistica automotive;
- siderurgia;
- produzione di macchinari industriali;
- grandi gruppi manifatturieri con società controllate all’estero.
Per queste realtà la nuova disciplina comporterà un cambiamento importante nella pianificazione fiscale internazionale, nella governance societaria e nei sistemi di controllo interno.
Perché la tassazione minima globale cambia le strategie fiscali
Per anni molte multinazionali hanno localizzato parte degli utili in Paesi caratterizzati da una fiscalità molto più bassa rispetto agli Stati nei quali svolgevano realmente l’attività economica.
Con la Global Minimum Tax questo vantaggio si riduce in modo significativo.
Immaginiamo un grande gruppo metalmeccanico con stabilimenti in Italia, Germania e in un Paese dove la tassazione effettiva sulle imprese è pari al 7%.
Con le nuove regole il gruppo dovrà comunque versare un’imposta integrativa fino a raggiungere il 15% minimo, rendendo molto meno conveniente lo spostamento degli utili verso giurisdizioni a bassa imposizione.
La riforma punta così a favorire una concorrenza basata sempre più sulla capacità di innovare, investire e competere sul mercato, piuttosto che sui vantaggi fiscali ottenuti scegliendo il Paese con la tassazione più favorevole.
Anche la filiera potrebbe avvertire effetti indiretti
Pur restando escluse dalla disciplina, alcune imprese metalmeccaniche potrebbero registrare effetti indiretti.
I grandi gruppi internazionali potrebbero infatti richiedere ai propri fornitori:
- maggiore trasparenza nella documentazione fiscale e societaria;
- informazioni contabili più dettagliate;
- procedure amministrative più strutturate;
- standard di compliance sempre più elevati.
Non si tratta di nuovi obblighi introdotti dalla Global Minimum Tax per le PMI, ma di richieste che potrebbero nascere dalle esigenze di controllo e rendicontazione dei grandi gruppi soggetti alla normativa.
Una riforma da conoscere anche per chi resta escluso
La Global Minimum Tax non cambierà il quadro fiscale della maggior parte delle imprese metalmeccaniche italiane, ma rappresenta comunque una riforma destinata a incidere sul contesto economico internazionale.
Per i grandi gruppi segna l’inizio di una nuova fase nella gestione della fiscalità globale. Per le PMI, invece, conoscere questa normativa significa comprendere come potrebbero evolvere i rapporti con grandi clienti, multinazionali e principali committenti.
In un mercato sempre più internazionale, anche una riforma che non introduce nuovi obblighi fiscali diretti può influenzare gli equilibri competitivi dell’intera filiera metalmeccanica.


