Tra i diritti previsti da alcuni Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) delle piccole e medie imprese metalmeccaniche c’è anche la possibilità di ottenere un contributo economico versato dal datore di lavoro per costruire una pensione che si aggiungerà a quella dell’INPS.
Si tratta di un’opportunità ancora poco conosciuta da molti lavoratori. Il contributo dell’azienda, infatti, non viene riconosciuto automaticamente: per ottenerlo è necessario rispettare le condizioni previste dal proprio contratto di lavoro.
Per molti lavoratori delle PMI metalmeccaniche il fondo pensione di categoria è Fondapi, attraverso il quale possono confluire il TFR, il contributo del lavoratore e, quando previsto, anche quello del datore di lavoro.
Il contributo dell’azienda: come funziona
Molti lavoratori pensano che nel fondo pensione venga versato soltanto il TFR.
In realtà, alcuni CCNL prevedono anche un versamento economico a carico dell’azienda, destinato esclusivamente alla pensione del dipendente che però, non è automatico.
Per averne diritto è necessario aderire al fondo pensione previsto dal proprio contratto e versare il contributo minimo richiesto. Se queste condizioni non vengono rispettate, il datore di lavoro non è tenuto a effettuare il proprio versamento.
Chi può aderire a Fondapi
Fondapi è il fondo pensione negoziale dedicato ai lavoratori delle piccole e medie imprese che applicano i CCNL per i quali il fondo è previsto.
Nel settore metalmeccanico riguarda, in particolare, i dipendenti delle aziende che applicano il CCNL Unionmeccanica-Confapi e gli altri contratti collettivi aderenti a Fondapi.
Per verificare se il tuo contratto rientra tra quelli interessati basta controllare il CCNL riportato nella busta paga oppure chiedere informazioni all’ufficio del personale.
Quanto versa il lavoratore e quanto versa l’azienda
Per i lavoratori metalmeccanici che rientrano nell’ambito di Fondapi sono previste, attualmente, queste percentuali minime:
- 1,20% della retribuzione lorda a carico del lavoratore;
- 2,00% della retribuzione lorda a carico del datore di lavoro.
In pratica, il lavoratore versa una quota minima prevista dal contratto e l’azienda aggiunge un contributo superiore destinato alla pensione integrativa.
Esempio:
Supponiamo una retribuzione lorda mensile di 2.000 euro.
Per ottenere il contributo dell’azienda, il lavoratore versa circa 24 euro al mese.
Il datore di lavoro, invece, versa circa 40 euro al mese.
Questo significa che l’azienda accantona:
- circa 480 euro in un anno;
- circa 4.800 euro in dieci anni, senza considerare gli eventuali rendimenti del fondo.
Si tratta di un esempio puramente indicativo: gli importi effettivi dipendono dalla retribuzione del lavoratore.
Oltre al contributo dell’azienda ci sono anche i vantaggi fiscali
Oltre alla quota che può essere versata dal datore di lavoro, l’adesione a Fondapi offre anche un beneficio fiscale.s
La legge consente infatti di dedurre dal reddito imponibile i contributi versati al fondo pensione, entro il limite previsto dalla normativa.
Ma cosa significa, in pratica?
Vuol dire che una parte delle somme versate al fondo non viene considerata nel calcolo delle imposte. Di conseguenza, il reddito su cui vengono calcolate le tasse si riduce e il lavoratore può pagare meno IRPEF rispetto a chi non beneficia della deduzione.
In altre parole, il vantaggio è doppio: da un lato si mettono da parte risorse per la pensione futura, dall’altro si può ottenere un risparmio fiscale già durante gli anni di lavoro, nei limiti previsti dalla legge.


