Con l’arrivo dell’estate aumenta il numero di lavoratori che si chiedono se sia possibile utilizzare i permessi retribuiti della Legge 104 durante un soggiorno al mare, in montagna o in un’altra località di villeggiatura. Il dubbio nasce dal timore che la permanenza in un luogo di vacanza possa essere interpretata come un utilizzo scorretto del beneficio.
Le decisioni della Corte di Cassazione, però, mostrano un quadro diverso: non è la destinazione a fare la differenza, ma il modo in cui vengono utilizzati i giorni di permesso.
Non è il luogo a determinare la legittimità del permesso
La Legge 104 riconosce ai lavoratori il diritto ad assentarsi dal lavoro per assistere un familiare con disabilità grave. La normativa, tuttavia, non impone che tale assistenza venga prestata esclusivamente presso l’abitazione dell’assistito.
Se il familiare trascorre alcuni giorni fuori casa, anche in una località balneare o turistica, il diritto ai permessi continua a sussistere, purché il lavoratore sia realmente impegnato nell’attività di assistenza.
Questo significa che accompagnare il proprio familiare durante una vacanza o assisterlo nel corso del soggiorno può essere perfettamente compatibile con la finalità della Legge 104.
La Cassazione: l’assistenza va valutata nel concreto
Sul tema è intervenuta più volte la Corte di Cassazione, precisando che il concetto di assistenza non deve essere interpretato in maniera rigida.
Con l’ordinanza n. 2155 del 30 gennaio 2025, la Suprema Corte ha ricordato che rientrano nell’assistenza tutte le attività rivolte a soddisfare i bisogni della persona con disabilità, non soltanto le cure sanitarie o la presenza continua accanto all’assistito.
Successivamente, con l’ordinanza n. 23185 del 12 agosto 2025, i giudici hanno affermato un altro principio importante: il semplice fatto che il lavoratore venga visto al mare non dimostra automaticamente un abuso dei permessi. Per contestare il beneficio è necessario dimostrare che il tempo sottratto al lavoro non sia stato effettivamente dedicato all’assistenza.
Quando il datore di lavoro può contestare il comportamento
Ciò che può determinare conseguenze disciplinari non è la vacanza in sé, ma l’uso distorto dei permessi.
Ad esempio, possono emergere problemi se il lavoratore utilizza la giornata esclusivamente per interessi personali, senza prestare alcun concreto supporto al familiare disabile.
Ogni situazione, comunque, deve essere valutata singolarmente, considerando come siano state impiegate le ore di permesso e se l’assistenza rappresenti davvero la finalità prevalente della giornata.
Estate e permessi 104: il consiglio per evitare contestazioni
Chi programma un soggiorno estivo insieme al familiare assistito può continuare a usufruire dei permessi previsti dalla Legge 104, ma è fondamentale ricordare che il beneficio mantiene la propria funzione originaria.
La vacanza non fa perdere automaticamente il diritto ai permessi. Quello che conta è poter dimostrare che l’assenza dal lavoro sia stata utilizzata per assistere la persona con disabilità, anche se ciò avviene in una località di mare, di montagna o in qualsiasi altra destinazione scelta per trascorrere qualche giorno di riposo.


