Si è svolta il 2 aprile a Bologna la riunione congiunta tra le segreterie nazionali e territoriali di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil, insieme alle delegate e ai delegati degli stabilimenti Ariston Group e Riello. L’incontro, definito “positivo e partecipato”, segna un passaggio chiave: le due realtà entrano in una fase comune, legata all’acquisizione di Riello da parte di Ariston e alla presentazione del piano industriale al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Un’unica vertenza industriale dopo l’acquisizione
Non si tratta più di due aziende distinte. Il confronto sindacale nasce proprio da questo cambio di scenario. Ariston e Riello operano nello stesso settore – riscaldamento, climatizzazione ed energia – e l’integrazione potrebbe generare sovrapposizioni produttive e organizzative. È questo il nodo centrale: evitare che l’operazione si traduca in una razionalizzazione con tagli al personale. Per i sindacati, il nuovo gruppo da oltre 10mila occupati deve rappresentare una reale opportunità industriale, non una ristrutturazione mascherata.
Il piano industriale e i rischi sui siti produttivi
Il prossimo passaggio sarà la presentazione del piano al MIMIT. È lì che si capirà cosa succederà davvero. In operazioni di questo tipo, le criticità sono note: accorpamenti tra stabilimenti, riorganizzazione della ricerca e sviluppo, revisione delle produzioni. In altre parole, il rischio è che alcune attività vengano concentrate, con conseguenze dirette su occupazione e territori. Per questo Fim, Fiom e Uilm chiedono garanzie precise: tutela dei posti di lavoro, investimenti nei siti italiani e un piano di sviluppo credibile.
Il ruolo del Governo tra crisi e transizione energetica
La partita si gioca anche sul piano politico. Il Governo, secondo i sindacati, dovrà essere garante della “positività dell’operazione”. Il contesto è complesso: guerre, crisi energetica e transizione green stanno mettendo sotto pressione l’intero settore. In questo scenario, la nascita di un grande gruppo europeo può essere un’opportunità – così lo vedono i sindacati – , ma solo se accompagnata da impegni vincolanti su occupazione e produzione in Italia. Ed è su questo equilibrio che si concentrerà il confronto nelle prossime settimane.


