Un capitale da costruire fin dalla nascita per integrare la pensione futura. È l’obiettivo del progetto allo studio del governo, che prevede un contributo pubblico iniziale e la possibilità per genitori e familiari di aggiungere versamenti volontari.
Non si tratta di una pensione pagata ai bambini, ma di un investimento destinato alla loro vita adulta. La proposta non è ancora operativa: mancano una norma, gli importi e una data di partenza.
Come funzionerebbe il contributo pubblico
Secondo quanto riferisce Adnkronos la ministra del Lavoro Marina Calderone ha spiegato che l’ipotesi viene approfondita con l’INPS. Il confronto con il ministero dell’Economia dovrà chiarire struttura e sostenibilità finanziaria.
L’idea è avviare una posizione previdenziale intestata al neonato, sostenuta inizialmente dallo Stato. Successivamente, la famiglia potrebbe alimentarla con ulteriori somme.
Restano da stabilire i requisiti dei beneficiari, l’eventuale presenza di limiti reddituali, la gestione del denaro e le condizioni per utilizzarlo. Non è deciso nemmeno se il contributo pubblico sarebbe unico oppure ripetuto negli anni.
Un fondo per i figli si può già aprire
Occorre distinguere questa proposta dalle possibilità esistenti. Iscrivere un figlio alla previdenza complementare è già possibile, rispettando le condizioni del fondo scelto.
Per esempio, COMETA il fondo dei metalmeccanici, permette agli aderenti di iscrivere i familiari fiscalmente a carico. Il familiare dispone di una posizione individuale e importi e tempi dei versamenti possono essere scelti liberamente.
La novità del progetto governativo sarebbe quindi il sostegno economico pubblico, non la possibilità stessa di iniziare a risparmiare per un minorenne.
Quanto possono diventare 10 euro mensili
Il vantaggio di cominciare presto consiste nel tempo disponibile per investire: gli eventuali rendimenti, reinvestiti, possono generare altri rendimenti.
Una simulazione con 10 euro al mese per 18 anni comporta versamenti complessivi di 2.160 euro. Con un rendimento nominale annuo ipotetico del 4%, si arriverebbe a circa 3.130 euro.
Lasciando il capitale investito fino a 67 anni, senza ulteriori contributi, si raggiungerebbero circa 21.400 euro. Non è una promessa: il calcolo esclude costi, imposte e inflazione. Anche l’età è soltanto un riferimento matematico.
Perché il governo valuta questa strada
I dati ISTAT indicano per il 2025 circa 355mila nascite e 652mila decessi, con una fecondità di 1,14 figli per donna. Generazioni meno numerose rendono centrale il tema delle pensioni future.
Resta però il nodo delle risorse: considerando 355mila neonati, assegnare 500 euro ciascuno richiederebbe 177,5 milioni; con 1.000 euro servirebbero 355 milioni. Sono esempi di costo, non importi approvati.


