Le interviste rilasciate ad ansa.it il 10 dicembre, a margine dell’assemblea ANFIA, evidenziano un messaggio netto dei vertici della filiera italiana dell’auto e dell’acciaio: senza una revisione urgente delle politiche europee sulle emissioni e sulla competitività, l’intero sistema industriale rischia di rallentare ulteriormente. Le parole di Roberto Vavassori (ANFIA) e Antonio Gozzi (Federacciai) delineano due priorità immediate e non più rinviabili.
Vavassori (ANFIA): “I limiti sulle emissioni sono irraggiungibili. Serve una riforma immediata”
Il presidente ANFIA apre la riflessione mettendo al centro il tema delle emissioni. «Occorre un ripensamento delle regole delle emissioni della CO₂ quando abbiamo capito già da un paio d’anni che i limiti imposti sono irraggiungibili», afferma con chiarezza.
Questa, per Vavassori, è «la prima grande urgente riforma» da presentare «con forza alla Commissione Europea, all’Europarlamento e a tutti gli Stati del Consiglio». Il suo ragionamento lega ambiente e competitività: altre regioni del mondo stanno applicando misure protezionistiche, mentre l’Europa impone vincoli stringenti senza introdurre reali strumenti di tutela.
«Chiediamo che ci sia una protezione, una valorizzazione del made in Europe, perché altrimenti stiamo lottando ad armi assolutamente impari», aggiunge. Il presidente ANFIA denuncia anche gli effetti negativi di norme annunciate ma non ancora definite: «Quest’anno abbiamo avuto effetti annuncio che hanno bloccato il mercato».
Gozzi (Federacciai): “Sospendere il divieto del 2035 e introdurre la vera neutralità tecnologica”
Se Vavassori chiede una revisione delle emissioni, Antonio Gozzi concentra l’attenzione sulle decisioni strategiche che Bruxelles dovrebbe assumere subito.
La prima è «sospendere il divieto di vendita di auto con motori endotermici a partire dal 2035». La seconda riguarda la neutralità tecnologica: «Non si capisce per quale motivo i biocombustibili non possono andare bene o motori ibridi con bassissime emissioni non possono continuare a essere venduti».
Gozzi ricorda che «nessun’area economica del mondo ha voluto imporre ai suoi consumatori una tecnologia», sottolineando l’urgenza di non indebolire ulteriormente l’industria europea mentre i produttori cinesi crescono fino a quote previste del 13% in Italia entro il 2030, praticando concorrenza sleale sui nostri territori.


