La 176ª Indagine congiunturale di Federmeccanica, presentata ieri a Roma alla presenza anche della redazione di MetalmeccaniciNews.it, restituisce un quadro chiaro e per molti versi preoccupante sullo stato dell’industria metalmeccanica e meccatronica italiana. I numeri parlano di una crisi che colpisce in modo diretto operai, stabilimenti e filiere, con alcuni comparti ormai in forte sofferenza strutturale.
Produzione in calo: la metalmeccanica va peggio del resto dell’industria
Tra gennaio e settembre 2025, la produzione metalmeccanica-meccatronica ha registrato un calo medio del -2,1% rispetto allo stesso periodo del 2024. Una flessione più marcata rispetto a quella dell’intero comparto industriale, fermo a -1,7%, che conferma come la metalmeccanica sia oggi uno dei settori più esposti alla crisi.
Dopo alcuni segnali di rimbalzo a inizio anno, nel terzo trimestre 2025 la produzione complessiva è tornata in territorio negativo su base congiunturale (-0,5%). Il recupero di settembre non è stato sufficiente a invertire una tendenza che resta fragile e discontinua.
Automotive in caduta libera e altri settori in affanno
Il dato che pesa di più è quello dell’Automotive, con un crollo del -14,3% nella fabbricazione di autoveicoli e rimorchi. Un numero che spiega molte delle difficoltà vissute negli stabilimenti e lungo l’intera filiera, tra ammortizzatori sociali, riduzione dei turni e incertezza occupazionale.
Accanto all’auto, risultano in difficoltà anche altri comparti chiave: prodotti in metallo (-2,5%), macchine e apparecchi elettrici (-1,6%) e macchine e apparecchi meccanici (-1,3%). Un quadro disomogeneo, che riflette la forte eterogeneità del settore per dimensione e tipologia delle imprese.
Export regge, ma non salva la produzione interna
In un contesto produttivo debole, l’export rappresenta uno dei pochi elementi di tenuta. Nei primi nove mesi del 2025 le esportazioni metalmeccaniche sono cresciute del +2,0% in valore, con risultati migliori verso i mercati extra UE (+2,5%) e un aumento delle vendite negli Stati Uniti (+3,2%), trainate soprattutto dalla cantieristica.
Tuttavia, il crollo dell’export di autoveicoli (-22%) conferma che la crisi dell’Automotive resta un nodo irrisolto, anche sul fronte internazionale.
Ordini, liquidità e lavoro: operai senza segnali di svolta
Le prospettive a breve restano prudenti. Il 33% delle imprese segnala un calo del portafoglio ordini, mentre il 10% giudica “cattiva o pessima” la propria liquidità. Sul lavoro, il dato più significativo per gli operai è che il 68% delle aziende non prevede variazioni dell’organico: una stabilità che, però, riflette più l’attesa che una vera ripresa.
Il messaggio che arriva dall’indagine è netto: senza interventi su costi, investimenti e produttività, la crisi rischia di continuare a colpire soprattutto chi lavora negli stabilimenti.
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