È stata molto alta l’adesione delle metalmeccaniche e dei metalmeccanici allo sciopero generale proclamato dalla Cgil contro la legge di Bilancio del Governo Meloni. La mobilitazione ha attraversato fabbriche, stabilimenti e territori, con una partecipazione significativa ai cortei e alle manifestazioni organizzate in tantissime piazze italiane.
La protesta come giudizio politico sull’azione del Governo
La riuscita dello sciopero rappresenta, secondo la Fiom-Cgil nazionale, un giudizio politico netto sull’operato dell’esecutivo. L’ampia partecipazione testimonia il fallimento della politica economica e sociale del Governo, che – sottolinea il sindacato – si dimostra incapace di dare risposte concrete al disagio crescente che colpisce lavoratrici e lavoratori. Un disagio alimentato dalla precarietà diffusa, dall’erosione dei salari e da una crisi industriale che continua a colpire duramente il settore metalmeccanico, cuore produttivo del Paese.
Le rivendicazioni emerse dalle piazze
Durante le manifestazioni sono state avanzate richieste precise. Al centro della protesta l’aumento dei salari, la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente, l’abbassamento dell’età pensionabile e il rafforzamento della sanità e della scuola pubblica. Rivendicazioni che si intrecciano con una critica più ampia alla struttura della manovra economica, ritenuta sbilanciata e lontana dai bisogni reali del mondo del lavoro e dell’industria.
In questo quadro si colloca anche la forte opposizione alla politica di riarmo del Governo Meloni e all’aumento delle spese militari, considerate una scelta sbagliata in una fase segnata da crisi produttive e sociali.
Non uno sciopero contrattuale, ma contro la legge di Bilancio
La Fiom-Cgil chiarisce un punto centrale: lo sciopero non ha avuto natura contrattuale. Tutti i rinnovi dei contratti collettivi nazionali del settore metalmeccanico risultano infatti già firmati. La mobilitazione è stata quindi esclusivamente contro la manovra economica, con l’obiettivo di chiedere al Governo investimenti pubblici, vere politiche industriali, misure per contrastare la crisi, rilanciare la produzione, salvaguardare l’occupazione e garantire un futuro all’industria italiana.


