Se gli emendamenti al DL Primo Maggio dovessero essere approvati, migliaia di metalmeccanici potrebbero perdere il diritto a recuperare anni di somme non pagate dall’azienda. È questo il timore espresso dai sindacati dopo la presentazione degli emendamenti n. 7.17, 7.19, 7.20 e 7.22 firmate da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.
Il punto più contestato riguarda le cause di lavoro avviate dai dipendenti per ottenere il riconoscimento di una retribuzione corretta secondo l’articolo 36 della Costituzione. Articolo 36 della Costituzione che riconoscere il diritto del lavoratore ad una retribuzione proporzionata e sufficiente, che il decreto in questione intende difendere col “salario giusto”. Ma il prezzo da pagare potrà essere la rinuncia agli arretrati non riconosciuti nel passato.
Cosa cambia per chi fa causa all’azienda
Oggi molti lavoratori metalmeccanici fanno vertenza solo alla fine del rapporto di lavoro, spesso dopo anni trascorsi in fabbrica.
Succede perché durante il rapporto lavorativo molti operai preferiscono non esporsi per timore di tensioni, trasferimenti, demansionamenti o problemi occupazionali.
Con gli emendamenti contestati, però, il rischio è che il lavoratore perda quasi tutti gli arretrati maturati negli anni precedenti alla causa.
L’esempio concreto di un operaio metalmeccanico
Un metalmeccanico che per anni ha lavorato su turni senza ricevere tutte le indennità previste dal contratto, oppure senza il corretto pagamento di straordinari, notturno, trasferte, ferie o permessi, oppure il riconoscimento di mansioni superiori, oggi può chiedere al giudice il recupero delle somme non percepite.
Se invece la nuova norma entrasse in vigore, il riconoscimento economico scatterebbe soltanto dal momento della domanda giudiziale.
Questo significa che un operaio che fa causa dopo il licenziamento o dopo le dimissioni rischierebbe di perdere tutto ciò che aveva maturato negli anni precedenti.
Anche in presenza di una sentenza favorevole, il recupero delle differenze retributive potrebbe quindi essere fortemente limitato.
La protesta dei sindacati
Per le organizzazioni sindacali si tratta di una modifica gravissima perché riduce concretamente le tutele economiche dei lavoratori.
Secondo i sindacati, se una retribuzione viene giudicata non conforme ai principi costituzionali, il dipendente deve poter recuperare integralmente quanto non pagato nel tempo secondo le normali regole previste dall’ordinamento.
Il timore è che la nuova formulazione finisca per scoraggiare le cause di lavoro e rendere più difficile ottenere giustizia economica dopo anni di retribuzioni considerate insufficienti o incomplete.


