La firma definitiva del rinnovo del contratto Unionmeccanica-Confapi, avvenuta oggi 4 giugno, non porta soltanto aumenti salariali fino a 200 euro per oltre 400 mila lavoratrici e lavoratori delle piccole e medie imprese metalmeccaniche. L’accordo contribuisce infatti a sciogliere anche uno dei principali dubbi emersi negli ultimi mesi: quello relativo alla possibilità di applicare la nuova imposta sostitutiva del 5% agli incrementi retributivi derivanti dal rinnovo contrattuale.
Un tema che Unionmeccanica-Confapi aveva già sollevato ufficialmente a fine aprile, sostenendo che gli aumenti previsti dall’intesa dovessero rientrare tra quelli agevolabili dalla Legge di Bilancio 2026.
Aumenti già partiti nel 2025
Il rinnovo sottoscritto da Unionmeccanica-Confapi con Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil prevede un incremento complessivo di 200 euro sui minimi contrattuali del quinto livello nel quadriennio 2025-2028.
Una parte degli aumenti è già arrivata nelle buste paga. I lavoratori hanno infatti ricevuto una prima tranche da 27,90 euro a giugno 2025 e una seconda da 22,10 euro a settembre 2025.
Sono inoltre previsti ulteriori aumenti pari a 50 euro da giugno 2026, 45 euro da giugno 2027 e 55 euro da giugno 2028.
Il chiarimento arrivato già ad aprile
Con una comunicazione inviata alle imprese il 29 aprile scorso, Unionmeccanica-Confapi aveva evidenziato che l’intesa non poteva essere considerata un semplice accordo transitorio, ma un vero rinnovo della parte economica per il biennio 2025-2026.
Per questo motivo l’associazione datoriale sosteneva che l’incremento complessivo di 100 euro maturato nel biennio dovesse essere considerato a tutti gli effetti aumento retributivo derivante dal rinnovo contrattuale e, come tale, potenzialmente assoggettabile all’imposta sostitutiva del 5% prevista dalla Legge di Bilancio 2026 per i lavoratori che rispettano i requisiti reddituali richiesti.
Con la firma il quadro diventa più chiaro
La sottoscrizione definitiva dell’accordo rappresenta ora un elemento importante anche sul piano fiscale. Venendo meno ogni dubbio sulla natura del rinnovo, si rafforza infatti l’interpretazione sostenuta da Unionmeccanica-Confapi secondo cui gli aumenti riconosciuti dal contratto possono beneficiare della tassazione agevolata.
Per i metalmeccanici delle PMI ciò potrebbe tradursi in un vantaggio concreto: non solo incrementi salariali superiori all’inflazione prevista, ma anche una tassazione ridotta sugli aumenti contrattuali, con effetti positivi direttamente nelle buste paga dei prossimi anni.


