lunedì, Giugno 8, 2026

Rinnovo Contratto PMI: “Ai Metalmeccanici Aumenti Salariali e Altre Opportunità” [INTERVISTA]

Il rinnovo del CCNL Unionmeccanica-Confapi, sottoscritto con Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, rappresenta un passaggio importante per il settore delle piccole e medie imprese metalmeccaniche italiane, coinvolgendo oltre 400 mila lavoratori. Un accordo che ha introdotto significative novità sul piano economico e normativo, ma che contiene anche una visione più ampia del ruolo delle PMI nell’attuale contesto industriale.

Accanto agli interventi su salari, welfare e strumenti di sostegno al reddito, il nuovo contratto dedica particolare attenzione a temi come sostenibilità, sicurezza, inclusione, formazione e partecipazione. In questa intervista Antonio Casano, Presidente di Unionmeccanica Torino, approfondisce il significato del rinnovo e le scelte che hanno guidato la definizione dell’accordo, soffermandosi sul valore della contrattazione collettiva e sulle sfide che attendono il settore nei prossimi anni.

D: Presidente, prima di entrare nel merito del nuovo contratto, vuole rivolgere un ringraziamento a chi ha contribuito al percorso?

R: Sì, ed è doveroso. Un ringraziamento va a tutti loro e al Presidente Nazionale Sabadini. Questo contratto è il risultato di un lavoro collettivo che ha coinvolto tecnici di grande competenza e funzionari delle rappresentanze territoriali, che hanno seguito con attenzione ogni fase del confronto. Senza questo impegno condiviso, senza la capacità di ascolto e di mediazione di tante persone, non avremmo potuto costruire un testo così avanzato e così coerente con le sfide del nostro tempo.

D: Il testo ribadisce con forza il ruolo della contrattazione collettiva. Perché questo richiamo così politico?

R: Perché oggi è necessario riaffermare un principio che qualcuno, negli ultimi anni, ha provato a mettere in discussione: la contrattazione collettiva nazionale è un pilastro della democrazia economica del Paese. E voglio essere molto chiaro: il CCNL di Unionmeccanica Confapi è il principale contratto di riferimento per tutte le PMI metalmeccaniche. Non è un contratto “tra i tanti”: è la cornice che garantisce diritti, regole, stabilità e competitività a un settore che rappresenta l’ossatura industriale del Paese. Ribadire questa centralità non è un gesto tecnico, è un atto politico. Significa dire che il futuro delle PMI non può essere lasciato alla frammentazione, ma deve poggiare su un’architettura solida, condivisa e riconosciuta da tutte le parti sociali.

D: Il contratto insiste molto sulla sostenibilità integrata. È una scelta politica?

R: Assolutamente sì. Parlare di sostenibilità economica, sociale e ambientale significa definire un modello di sviluppo. Non basta crescere: bisogna crescere bene. Un’impresa che non investe sulle persone, che non innova, che non si assume responsabilità verso il territorio, non è competitiva. Questo contratto afferma un principio politico chiaro: la dignità del lavoro e la qualità dello sviluppo non sono variabili negoziabili.

D: Nel documento si parla di “motore di innovazione sociale”. È un concetto che va oltre la dimensione contrattuale.

R: Esatto. Il contratto collettivo diventa un’infrastruttura sociale. Non regola solo orari e retribuzioni: definisce il tipo di società che vogliamo costruire. Un’impresa trasparente, inclusiva, orientata al benessere delle persone è un attore politico, non solo economico. L’innovazione sociale è la capacità di generare valore civile. È un messaggio al Paese: il lavoro è un fattore di coesione nazionale.

D: La sicurezza sul lavoro è uno dei punti più forti. Perché questa scelta così netta?

R: Perché ogni infortunio è un fallimento collettivo. La sicurezza non è un adempimento, è un diritto costituzionale. Chiediamo un cambio di paradigma: prevenzione reale, partecipata, continua. È un tema che riguarda la responsabilità delle imprese, ma anche la credibilità delle istituzioni. La sicurezza è politica industriale.

D: Inclusione, diversità, lotta alle discriminazioni: temi che raramente trovano spazio nei contratti. Perché inserirli con tanta forza?

R: Perché un Paese che non include è un Paese che si indebolisce. Le imprese metalmeccaniche sono sempre più globali e tecnologiche: la diversità è un vantaggio competitivo. Ma serve un ambiente di lavoro che valorizzi ogni persona. Questo è un messaggio politico: l’innovazione non è solo tecnologica, è culturale.

D: Parità salariale e accesso delle donne ai ruoli apicali: come si traducono in misure concrete?

R: Con trasparenza retributiva, percorsi di carriera equi, welfare che sostiene la genitorialità condivisa. Non è un tema “di categoria”: è un tema di modernizzazione del Paese. Un sistema produttivo che non valorizza il talento femminile si condanna da solo a una crescita più bassa.

D: Il contratto introduce aumenti salariali, ma anche un rafforzamento degli enti bilaterali. Perché questa scelta?

R: Gli aumenti salariali sono fondamentali, ma non bastano. Abbiamo voluto dare un’impronta sociale forte al contratto: rafforzare gli enti bilaterali significa investire in strumenti che generano servizi reali – formazione, sicurezza, welfare, certificazione delle competenze. È una scelta politica precisa: costruire un sistema che accompagni le transizioni, non che le subisca.

D: La conclusione del testo richiama il ruolo degli Osservatori Paritetici. Che funzione avranno?

R: Una funzione strategica. Gli Osservatori Paritetici garantiranno che le misure non restino sulla carta. Monitoreranno, valuteranno, proporranno correttivi. È un modello di governance partecipata che rafforza la credibilità del contratto. Il lavoro deve essere sempre sinonimo di crescita, sicurezza e dignità: questo è un impegno politico, non solo contrattuale.

D: In conclusione, quale visione complessiva esprime questo contratto?

R: Una visione che parla al futuro del Paese. Un modello che tiene insieme competitività e diritti, innovazione e coesione sociale. Ribadire la centralità del CCNL di Unionmeccanica Confapi significa rafforzare la tenuta del sistema produttivo e la qualità delle relazioni industriali. È un messaggio chiaro alle istituzioni: il futuro delle PMI si costruisce dentro un quadro condiviso, con responsabilità e una visione comune.

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