La Toscana industriale si prepara allo sciopero del 9 luglio. I lavoratori metalmeccanici aderiranno alla mobilitazione regionale dell’intera giornata proclamata unitariamente da Cgil, Cisl e Uil per chiedere risposte immediate sulla tenuta del sistema produttivo.
La protesta nasce da ragioni economiche precise: difesa dell’occupazione, tutela del reddito nei periodi di crisi e salvaguardia del diritto agli ammortizzatori sociali, sempre più centrali in una regione colpita da riorganizzazioni, cali produttivi e chiusure di stabilimenti.
Manifattura in difficoltà
A preoccupare Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil sono le crisi che attraversano comparti decisivi: automotive, siderurgia, nautica, impiantistica navale, accessori metallici per la moda ed elettrodomestici.
Sono filiere storiche della Toscana, oggi schiacciate tra calo degli ordinativi, transizione industriale, delocalizzazioni e incertezza sugli investimenti. Il risultato è un progressivo arretramento del manifatturiero.
La regione conta ancora circa 310 mila addetti nell’industria, ma perde 2 mila occupati rispetto al 2024. Il peso del comparto sul Pil regionale è sceso al 19,2%, il livello più basso degli ultimi venticinque anni.
Alluvioni e cassa integrazione
Sulla crisi produttiva pesano anche gli effetti delle alluvioni che negli ultimi anni hanno colpito duramente diversi territori toscani.
I danni a imprese, macchinari, magazzini e attività produttive hanno determinato un forte ricorso agli strumenti di sostegno al reddito. In molti casi sono stati assorbiti trattamenti di cassa integrazione INPS, anche in deroga, mentre per le imprese artigiane è intervenuto anche FSBA, il Fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato.
Questo ha permesso a molte aziende di reggere l’urto dell’emergenza, ma ha anche mostrato quanto sia fragile il tessuto produttivo regionale quando eventi climatici estremi si sommano alla crisi industriale.
Oltre 15 mila lavoratori coinvolti
Secondo i dati sindacali, sono 15.032 i lavoratori toscani dei comparti siderurgia, moda, nautica e automotive oggi interessati da ammortizzatori sociali.
Il dato più alto riguarda Pisa, con 5.100 lavoratori coinvolti. Seguono Firenze-Prato-Pistoia con 3.398, Livorno con 2.504, Arezzo con 2.017, Massa Carrara con 892, Siena con 541, Lucca con 450 e Grosseto con 130.
Senza un piano industriale, il 2026 rischia di chiudersi con altri 3.000-4.000 posti persi.
Sciopero anche contro caldo e insicurezza
La mobilitazione arriva in giornate in cui si moltiplicano gli scioperi anche nelle aziende dove non vengono adottate misure adeguate contro il caldo estremo.
Il rischio di stress termico, soprattutto nei reparti produttivi e nei lavori più esposti, diventa un ulteriore tema di sicurezza.
Per i metalmeccanici toscani, però, il cuore della protesta resta economico e occupazionale: servono investimenti, reindustrializzazione, continuità degli ammortizzatori e una politica industriale capace di evitare nuove chiusure.


