Il Fondo Automotive torna al centro del confronto sul futuro dell’industria italiana dell’auto. La Fiom chiede al Governo di ripristinare pienamente lo strumento, mentre le Regioni spingono a Bruxelles per un fondo europeo dedicato al settore. Nel frattempo, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha appena annunciato 300 milioni di euro per la filiera automotive.
Tre iniziative che arrivano praticamente negli stessi giorni e fotografano la difficoltà attraversata dal settore.
Fiom: «Il Governo ripristini il Fondo Automotive»
A rilanciare la richiesta è stato Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom Cgil, intervenuto alla Festa dei metalmeccanici Cgil di Torino.
«Il governo deve ripristinare il Fondo automotive che ha cancellato due anni fa», ha dichiarato Lodi. Il sindacalista ha ricordato che l’obiettivo di tornare a produrre un milione di automobili in Italia appare ormai lontanissimo, considerando i volumi raggiunti.
La Fiom chiede inoltre maggiori investimenti a Stellantis. Secondo Lodi, il piano industriale non imprimerebbe una spinta sufficiente alla produzione italiana. Il sindacato indica Mirafiori come uno dei casi più evidenti e continua a chiedere un nuovo modello e una nuova linea produttiva oltre alla Fiat 500 ibrida.
Il Governo mette sul tavolo 300 milioni
La richiesta Fiom arriva però pochi giorni dopo una nuova misura del Governo.
Il 7 settembre il Mimit ha annunciato 300 milioni di euro destinati alla filiera automotive attraverso lo strumento dei mini contratti di sviluppo (non esattamente un aiuto per il fondo automotive). Le risorse derivano dalla riprogrammazione del Fondo Automotive prevista dal Dpcm del 10 giugno 2026. I 300 milioni dei mini contratti di sviluppo vanno alle aziende della filiera automotive, dalla componentistica ai produttori di sistemi e tecnologie per la mobilità. Finanziano nuovi prodotti, componenti, ricerca e riconversione industriale. Il 60% è riservato alle PMI. L’obiettivo è sostenere la filiera e salvaguardarne produzione e occupazione.
La richiesta della Fiom arriva mentre il Governo sta utilizzando le risorse ancora disponibili del Fondo Automotive, dopo il forte ridimensionamento della dotazione originaria. Il nuovo DPCM ha infatti riprogrammato gli stanziamenti per il periodo 2026-2030, destinandone una parte consistente agli investimenti produttivi, alla ricerca e all’innovazione della filiera. È in questo quadro che rientrano anche i 300 milioni destinati ai mini contratti di sviluppo. La richiesta sindacale è invece quella di tornare a una disponibilità di risorse ben più consistente, recuperando quanto sottratto al Fondo negli ultimi anni.
Anche le Regioni chiedono un Fondo europeo
Contemporaneamente si è aperto un secondo fronte a Bruxelles.
Le Regioni italiane interessate dalla presenza della filiera automobilistica hanno chiesto all’Unione europea la creazione di un fondo specificamente dedicato all’automotive.
La vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli ha spiegato che l’obiettivo è salvaguardare un settore strategico per i territori, sostenendo produzione, imprese e occupazione.
Si muovono quindi tre livelli differenti: la Fiom chiede di recuperare pienamente le risorse nazionali tagliate; il Governo punta sulla riprogrammazione del Fondo e mette ora a disposizione 300 milioni; le Regioni chiedono invece un nuovo strumento europeo.
Sullo sfondo rimane la questione decisiva: riportare investimenti e volumi produttivi negli stabilimenti italiani, da Stellantis all’intera catena della componentistica, mentre la transizione dell’industria automobilistica europea continua a mettere sotto pressione occupazione e produzione.


