I rinnovi dei contratti collettivi stanno portando aumenti in busta paga a milioni di lavoratori italiani. Dai metalmeccanici ai dipendenti del commercio, passando per numerose altre categorie, gli adeguamenti salariali rappresentano un aiuto importante contro il caro vita. Ma c’è una spesa che, soprattutto in queste settimane, rischia di erodere rapidamente quei benefici: il carburante.
Con il prezzo della benzina che in alcuni distributori autostradali ha raggiunto anche i 2,60 euro al litro, fare il pieno è diventato sempre più costoso. E se chi è in ferie deve fare i conti con viaggi più cari, per chi continua a lavorare ad agosto il problema è quotidiano.
Pendolari sempre più penalizzati
Ogni mattina milioni di lavoratori si mettono in viaggio per raggiungere fabbriche, uffici, ospedali, cantieri e magazzini. Per molti l’automobile non è una scelta, ma una necessità, soprattutto nelle aree industriali o nei territori dove i mezzi pubblici sono insufficienti.
Basta percorrere una cinquantina di chilometri al giorno tra andata e ritorno per superare i 1.000 chilometri al mese. Ai prezzi attuali del carburante, ogni pieno pesa sempre di più sul bilancio familiare e il costo per andare al lavoro può crescere sensibilmente rispetto a pochi mesi fa.
È una spesa che non può essere evitata e che finisce per ridurre il reddito realmente disponibile, proprio mentre molti lavoratori iniziano a beneficiare degli aumenti previsti dai nuovi contratti.
Gli aumenti rischiano di perdere valore
Negli ultimi mesi numerosi CCNL hanno riconosciuto incrementi retributivi per adeguare gli stipendi all’inflazione e sostenere il potere d’acquisto. Tuttavia, quando una quota crescente dello stipendio viene assorbita dai rifornimenti, il vantaggio economico si riduce.
Per un lavoratore pendolare, infatti, spendere anche solo 30 o 40 euro in più al mese per il carburante significa vedere una parte consistente dell’aumento salariale finire direttamente nel serbatoio dell’auto.
In attesa di eventuali interventi del Governo per contenere il caro carburanti, il rischio è che uno dei costi più difficili da comprimere continui a pesare sui lavoratori che ogni giorno devono spostarsi per raggiungere il proprio posto di lavoro. Per molti, il pieno sta diventando una voce di spesa sempre più vicina a una seconda bolletta.
Il taglio delle accise ancora non arriva
Nel frattempo, dal Governo non è ancora arrivato il nuovo intervento sulle accise atteso da consumatori e associazioni di categoria. Nonostante il continuo aumento dei prezzi alla pompa e le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, il decreto per ridurre il peso fiscale sui carburanti non è stato ancora adottato. Un rinvio che alimenta il malessere di milioni di lavoratori pendolari e famiglie, costretti tutti i giorni a fare i conti con nuovi rincari.


