sabato, Ottobre 10, 2026

Beko, Piano da 300 Milioni: Investimenti e Produzione al Test del 1° Ottobre

Beko ha messo sul tavolo un Piano Italia da 300 milioni di euro per rilanciare prodotti, impianti e stabilimenti.

L’accordo firmato al MIMIT il 14 aprile 2025 ha escluso licenziamenti collettivi e ha previsto la gestione degli esuberi attraverso uscite volontarie e incentivate. Il prossimo passaggio arriverà il 1° ottobre 2026, quando azienda e sindacati torneranno a confrontarsi sullo stato di avanzamento del piano.

Per i lavoratori il punto oggi è capire quanto degli investimenti programmati sia già arrivato negli stabilimenti e quanto riesca a tradursi in nuova produzione.

Il Piano Italia vale 300 milioni

L’accordo del 2025 ha previsto 300 milioni di investimenti destinati all’innovazione dei prodotti e all’ammodernamento degli impianti italiani.

Il piano assegna missioni precise ai diversi siti. Cassinetta di Biandronno resta centrale per refrigerazione e cottura, Melano per i piani cottura, Comunanza per lavatrici e lavasciuga e Carinaro per ricambi e ricondizionamento.

Per Siena, invece, l’intesa ha previsto un percorso di reindustrializzazione.

Ad aprile il MIMIT indicava 110 milioni destinati ai siti italiani

Nel tavolo del 28 aprile 2026, il MIMIT ha riferito che Beko aveva già destinato circa 110 milioni di euro complessivi agli stabilimenti italiani nell’ambito del Piano Italia.

Il dato riguarda quindi l’insieme dei siti, non un singolo stabilimento.

Il Ministero ha indicato interventi su automazione, digitalizzazione, ricerca e sviluppo, efficienza industriale e sostenibilità, parlando anche di primi risultati nell’attuazione del piano.

A luglio la FIM segnala ritardi nei singoli stabilimenti

A fine luglio la FIM-CISL ha fornito invece un quadro più dettagliato sui singoli siti.

Per Cassinetta, dove il piano prevede complessivamente 136 milioni di euro nel triennio 2025-2027, il sindacato stima un avanzamento pari a circa la metà.

Per Melano la FIM indica 14 milioni realizzati sui 62 previsti, mentre per Comunanza segnala meno di un milione rispetto ai 15 milioni programmati.

Si tratta di dati diffusi dal sindacato, non di un aggiornamento ufficiale dell’azienda. Il confronto del 1° ottobre dovrà quindi fornire una fotografia più aggiornata dello stato degli investimenti.

Il nodo resta la produzione

Per i lavoratori non conta soltanto quanti milioni vengono investiti. Conta soprattutto quanto lavoro arriva negli stabilimenti.

Secondo la FIM, gli obiettivi produttivi fissati per il 2026 risultano già inferiori di circa il 25% rispetto alla capacità degli impianti e la proiezione di fine anno si collocherebbe circa il 15% sotto il budget.

A Cassinetta il sindacato segnala cali nelle produzioni di forni e microonde. A Melano indica volumi inferiori agli obiettivi. A Comunanza registra 34 giornate di cassa integrazione nel primo semestre.

Nuovi prodotti decisivi per aumentare i volumi

La FIM collega una parte delle difficoltà alla debolezza del mercato europeo degli elettrodomestici, ma segnala anche una carenza di nuovi prodotti.

Ed è proprio questo uno dei punti centrali del piano industriale.

Gli investimenti possono sostenere davvero l’occupazione solo se portano nuovi modelli, maggiori ordini e più utilizzo degli impianti.

Per questo il prossimo tavolo dovrà chiarire non soltanto quanto Beko ha investito, ma anche quali nuovi prodotti arriveranno e con quali tempi.

Siena resta un dossier separato

Per lo stabilimento di Siena il percorso segue una strada diversa.

L’accordo del 2025 ha previsto la reindustrializzazione del sito e la ricerca di un nuovo investitore, con il coinvolgimento di Invitalia e delle istituzioni locali.

La FIM considera l’autunno una fase importante anche per questo dossier e indica 300 posizioni lavorative come perimetro occupazionale da recuperare rispetto alla situazione esistente al momento dell’annuncio della dismissione produttiva.

Il 1° ottobre serviranno numeri aggiornati

Il prossimo incontro al MIMIT dovrà quindi mettere insieme due fotografie.

Da una parte c’è il Piano Italia da 300 milioni, con circa 110 milioni che il Ministero indicava già destinati complessivamente ai siti italiani ad aprile. Dall’altra ci sono le criticità segnalate dalla FIM a luglio su investimenti, nuovi prodotti, volumi e cassa integrazione.

Il 1° ottobre serviranno soprattutto numeri aggiornati.

Per i lavoratori la domanda resta la seguente: quanto degli investimenti programmati riuscirà davvero a trasformarsi in più produzione e maggiore stabilità occupazionale?

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