Il lavoro in somministrazione è ormai una presenza strutturale nel mercato del lavoro italiano e riguarda da vicino anche il settore metalmeccanico, dove le aziende ricorrono frequentemente alle agenzie per reperire operai, tecnici e altre figure professionali. Ma dietro la crescita di questa forma contrattuale emerge un dato che merita attenzione: un lavoratore somministrato lavora mediamente soltanto 130 giornate nell’arco di un anno.
A fotografare il fenomeno è il XXV Rapporto annuale dell’INPS, che analizza dimensioni, retribuzioni e caratteristiche dei lavoratori assunti dalle agenzie e inviati in missione presso le imprese utilizzatrici.
Quasi un milione di lavoratori somministrati
Nel 2024 i lavoratori con almeno un rapporto di somministrazione sono stati 932.905, quasi il doppio rispetto ai 525.525 registrati nel 2014. Nel 2019 erano già diventati 836.065.
Ancora più elevato il numero dei rapporti di lavoro, che ha superato 1,2 milioni. Parallelamente, le imprese utilizzatrici sono passate da 64.112 a 91.884, mentre le agenzie autorizzate sono aumentate da 92 a 166.
Numeri che spiegano perché l’INPS consideri ormai la somministrazione una “componente strutturale” dell’organizzazione del lavoro privato e non più uno strumento utilizzato soltanto per sostituzioni o picchi produttivi.
Un cambiamento particolarmente interessante per comparti industriali come la metalmeccanica, caratterizzati da oscillazioni degli ordini, turnazioni e variazioni dei volumi produttivi.
Metalmeccanici somministrati, il nodo sono le giornate lavorate
Il dato più significativo riguarda però la continuità occupazionale. Nel 2024 un somministrato ha lavorato mediamente circa 130 giornate, contro oltre 305 giornate dei lavoratori full-time occupati per l’intero anno.
La conseguenza emerge sulle retribuzioni annuali. La media dei somministrati è di circa 10.400 euro, rispetto agli 8.700 euro dei lavoratori a termine e ai circa 38.000 euro dei full-time full-year.
Il confronto, precisa l’INPS, deve essere interpretato con cautela: la differenza non dipende soltanto dalla paga giornaliera, ma soprattutto dalla quantità di lavoro effettivamente svolta durante l’anno.
Crescono anche i contratti a tempo indeterminato
C’è infine un dato in controtendenza. La quota dei rapporti di somministrazione a tempo indeterminato è passata dal 4% del 2014 al 20% del 2024.
Avere un contratto stabile con l’agenzia, tuttavia, non significa necessariamente lavorare continuamente presso la stessa fabbrica. Per i metalmeccanici somministrati resta quindi centrale il problema della continuità delle missioni, dei periodi senza lavoro e, di conseguenza, del reddito effettivamente accumulato nell’arco dell’anno.


