I rincari di gas ed energia elettrica stanno correndo più velocemente delle misure messe in campo dal governo. Il decreto da 5 miliardi per calmierare le bollette appare già insufficiente davanti a un mercato energetico tornato sotto pressione.
I numeri parlano chiaro: il gas al Ttf è passato in poche settimane da 29 a oltre 50 euro al megawattora, con un picco recente ancora più alto. Una dinamica che si riflette direttamente sull’inflazione, in accelerazione, e che alimenta nuove preoccupazioni per famiglie e imprese.
Imprese sotto pressione: aumentano i listini
Ed è proprio sul fronte industriale che si registrano i primi effetti concreti. L’aumento dei costi energetici ha spinto molte aziende a rivedere i propri listini. In diversi comparti si segnalano rincari fino al 5% su merci, materie prime, semilavorati e prodotti finiti. Un adeguamento che le imprese considerano inevitabile per assorbire l’impennata dei costi di produzione, soprattutto nei settori energivori.
Il problema riguarda l’intera filiera: dall’acquisto delle materie prime fino alla distribuzione dei prodotti finali. E il rischio – neanche tanto remoto – è che questi aumenti si trasferiscano progressivamente sui prezzi al consumo, con un ulteriore impatto sulle famiglie.
Tariffe in aumento e meno offerte a prezzo fisso
A complicare il quadro c’è anche l’evoluzione del mercato libero dell’energia. In Italia si registra un calo significativo delle offerte a prezzo fisso, scese del 24%, mentre i prezzi medi continuano a salire: +27% per l’energia elettrica e +46% per il gas. Un segnale chiaro della difficoltà dei fornitori a garantire prezzi bloccati in una fase di forte incertezza.
Questo scenario rende più difficile per imprese e cittadini pianificare i costi nel medio periodo, aumentando l’esposizione ai rincari improvvisi.
Carburanti e prospettive: il rischio nuovi aumenti
Infine, cresce l’allarme anche sul fronte carburanti. Con la fine degli sconti sulle accise, benzina e gasolio potrebbero registrare nuovi aumenti già nelle prossime settimane. Le stime indicano il rischio di superare i 2 euro al litro per la benzina e i 2,3 euro per il gasolio.
Un ulteriore fattore di pressione per le imprese, in particolare nel settore della logistica e dei trasporti, che potrebbe tradursi in nuovi rincari lungo tutta la catena produttiva.


