L’industria automobilistica europea lancia un nuovo appello alle istituzioni dell’Unione Europea. Stellantis, Renault e Volkswagen hanno inviato una lettera a tutti i parlamentari europei per chiedere interventi urgenti a sostegno della competitività del settore e per rafforzare il principio del “Made in Europe” previsto dall’Industrial Accelerator Act (IAA) presentato dalla Commissione europea.
La preoccupazione dei tre costruttori nasce dal progressivo indebolimento del mercato automobilistico europeo e dalla crescente concorrenza dei produttori cinesi, che negli ultimi anni hanno ampliato la loro presenza nel Vecchio Continente grazie a costi produttivi e prezzi particolarmente competitivi.
Il mercato europeo resta sotto i livelli pre-Covid
Secondo quanto evidenziato nella lettera, in Europa si vendono ancora circa tre milioni di automobili in meno rispetto al periodo precedente alla pandemia.
Nel frattempo la Cina continua ad aumentare la propria capacità produttiva. Ogni anno vengono realizzate circa 29 milioni di vetture, mentre il mercato interno ne assorbe circa 22 milioni. Ciò significa che potenzialmente sette milioni di automobili possono essere destinate all’esportazione.
L’Europa rappresenta oggi uno dei mercati più aperti e vulnerabili alla concorrenza estera. I numeri confermano questa tendenza: ad aprile i marchi cinesi hanno immatricolato circa 83 mila veicoli nel mercato europeo, avvicinandosi rapidamente ai principali costruttori continentali.
La proposta: almeno il 70% del valore prodotto in Europa
Per questo motivo Stellantis, Renault e Volkswagen chiedono che il Made in Europe sia costruito su criteri chiari e facilmente verificabili.
La proposta prevede che possa essere considerato europeo soltanto un veicolo che abbia almeno il 70% del proprio valore prodotto all’interno dell’Unione Europea.
L’obiettivo è creare un quadro normativo capace di favorire concretamente le produzioni continentali, sostenendo gli investimenti industriali e rafforzando l’intera filiera automotive.
I costruttori chiedono inoltre di abbassare dall’85% al 70% la quota minima di produzione conforme ai requisiti Made in Europe, consentendo così a un numero maggiore di modelli di accedere agli incentivi previsti.
Batterie, produzione e occupazione al centro della strategia
Nella lettera viene sottolineata anche la necessità di incentivare il reshoring industriale e la localizzazione delle produzioni strategiche, comprese le batterie per le auto elettriche.
Secondo i produttori, una filiera europea delle batterie consentirebbe di ridurre i costi delle vetture elettriche, in particolare dei modelli di piccole dimensioni, rendendole più accessibili ai consumatori.
Infine, Stellantis, Renault e Volkswagen chiedono regole rigorose sull’assemblaggio dei veicoli. Le semplici operazioni di montaggio non dovrebbero essere equiparate a fasi produttive più complesse come stampaggio, saldatura e verniciatura.
Per i tre gruppi automobilistici il Made in Europe può rappresentare un’opportunità decisiva per rilanciare la produzione continentale, ma soltanto se accompagnato da regole realistiche, semplici da applicare e in grado di ridurre il divario competitivo che oggi separa l’Europa dalla Cina.


