Continua ad aumentare il numero dei lavoratori che beneficiano dei premi di risultato e, insieme alla platea, cresce anche l’importo medio riconosciuto dalle aziende. I dati aggiornati al 15 giugno 2026 del Ministero del Lavoro mostrano infatti un andamento positivo sia per il valore dei premi sia per il numero dei contratti di produttività attualmente in vigore.
I lavoratori interessati sono ormai oltre 3,8 milioni, mentre il premio medio annuo ha raggiunto 1.812 euro, confermando una crescita costante rispetto ai mesi precedenti.
Aumentano contratti e importi
Secondo il monitoraggio ministeriale, i beneficiari dei premi di risultato sono 3.853.732, mentre il valore medio del premio è salito a 1.812,36 euro. Rispetto alla rilevazione di metà maggio si registra un incremento di circa 17 euro, mentre confrontando il dato con dicembre 2025 l’aumento supera i 200 euro.
Anche il numero degli accordi continua a crescere. I contratti di produttività attualmente depositati e attivi sono 13.677, oltre 1.300 in più rispetto alla precedente rilevazione. Nel complesso, nell’archivio del Ministero risultano depositati quasi 124 mila contratti, a testimonianza del crescente ricorso a questo strumento di incentivazione.
La maggior parte degli accordi resta di natura aziendale, mentre quelli territoriali continuano a diminuire rispetto allo scorso anno.
Tassazione ridotta all’1%
Uno degli elementi che rende particolarmente convenienti i premi di risultato è il trattamento fiscale previsto dalla normativa vigente.
Dal 2026, infatti, ai dipendenti del settore privato con un reddito da lavoro dipendente non superiore a 80 mila euro nell’anno precedente si applica un’imposta sostitutiva dell’1% sui premi fino a 5.000 euro lordi. La misura rappresenta un ulteriore rafforzamento della detassazione già introdotta negli anni passati e punta a incentivare la contrattazione di secondo livello e la partecipazione dei lavoratori agli obiettivi aziendali.
Servizi in testa, ma domina il Nord
Tra gli accordi attivi prevalgono quelli finalizzati all’aumento della produttività, seguiti dagli obiettivi di redditività e qualità. Numerose imprese hanno inoltre inserito misure di welfare aziendale e, in misura minore, sistemi di partecipazione dei dipendenti.
La distribuzione geografica continua però a essere fortemente sbilanciata. Circa il 71% dei contratti è concentrato nel Nord Italia, mentre il Centro si ferma al 18% e il Mezzogiorno all’11%.
Per settore economico, i Servizi rappresentano quasi i due terzi degli accordi, seguiti dall’Industria e, in misura marginale, dall’Agricoltura. A livello dimensionale prevalgono le piccole imprese con meno di 50 dipendenti, anche se resta significativa la presenza delle aziende di maggiori dimensioni.


