Marelli ha compiuto un nuovo passo nella ristrutturazione finanziaria, ma per i lavoratori resta aperta la questione più importante: quale futuro avranno stabilimenti e occupazione.
Il 4 agosto il gruppo ha depositato presso la Corte del Delaware la Disclosure Statement e il Piano di Riorganizzazionenell’ambito della procedura Chapter 11. Si tratta però del percorso finanziario e societario. Il nuovo piano industriale, chiamato a chiarire prospettive produttive e strategie del gruppo, resta atteso a fine settembre 2026.
Il piano finanziario c’è, quello industriale deve ancora arrivare
La distinzione è importante.
La documentazione presentata negli Stati Uniti riguarda il percorso con cui Marelli punta a completare la ristrutturazione finanziaria. Il piano industriale dovrà invece chiarire il futuro delle attività e degli stabilimenti.
Per questo Fim, Fiom, Uilm, Fismic, UglM e AqcfR chiedono un confronto permanente presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy fino alla definizione del nuovo piano. Le organizzazioni sindacali vogliono partecipare alle scelte che determineranno il futuro di Marelli in Italia.
A fine settembre si attendono risposte su siti e occupazione
L’appuntamento di settembre assume quindi un peso particolare.
I sindacati chiedono da mesi che Marelli presenti un progetto capace di garantire la permanenza dei siti produttivi italiani e la salvaguardia dei livelli occupazionali. La richiesta era già emersa con forza a marzo, mentre la procedura Chapter 11 risultava ancora in corso.
Il piano dovrà permettere di capire quali prospettive industriali il gruppo assegna alle attività italiane e come intende affrontare una fase difficile per tutta la componentistica automotive.
Marelli resta un gruppo strategico per l’industria italiana
La posta in gioco riguarda una realtà industriale di primo piano.
Secondo i sindacati, Marelli conta quasi 6.000 dipendenti in Italia, distribuiti tra fabbriche, centri di ricerca e uffici. Alcuni siti risentono in modo particolare dell’andamento delle produzioni Stellantis e della trasformazione in corso nel settore automobilistico. (fim-cisl.it)
Per questo il confronto non riguarda soltanto il risanamento finanziario. I lavoratori attendono indicazioni su produzioni, investimenti, carichi di lavoro e continuità occupazionale.
Dal Chapter 11 al piano industriale: ora serve chiarezza sul lavoro
Marelli ha avviato volontariamente il Chapter 11 negli Stati Uniti nel giugno 2025 con l’obiettivo di ridurre il debito e rafforzare la propria struttura finanziaria. In quella fase la società aveva annunciato un finanziamento Debtor-in-Possession da 1,1 miliardi di dollari, destinato a garantire liquidità e continuità operativa durante la ristrutturazione.
Il deposito di agosto rappresenta quindi un nuovo passaggio del risanamento, ma non chiude il confronto sul futuro industriale.
Fim, Fiom, Uilm, Fismic, UglM e AqcfR chiedono che il Governo accompagni questa fase attraverso un tavolo permanente al Mimit, così da legare le scelte finanziarie alle ricadute su stabilimenti e occupazione.
Per i dipendenti, il vero banco di prova arriverà con il piano atteso a fine settembre: non basterà conoscere il nuovo assetto finanziario di Marelli, serviranno risposte concrete sul futuro delle fabbriche e dei posti di lavoro in Italia.


