Il futuro dell’ex Ilva resta appeso alla decisione della Corte d’Appello di Milano. Nell’udienza del 9 settembre i giudici hanno esaminato la richiesta presentata da Acciaierie d’Italia per sospendere il provvedimento che impone la fermata dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. La Corte, però, si è riservata e comunicherà la propria decisione nei prossimi giorni.
Il decreto contestato prevede lo stop degli impianti a partire dal 25 ottobre. Secondo l’azienda, tuttavia, la chiusura potrebbe avvenire molto prima. Dopo la precedente decisione del Tribunale, gli approvvigionamenti di materie prime sono stati ridotti o interrotti. Senza nuove forniture, l’ultima colata potrebbe arrivare già nella seconda metà di settembre, facendo partire il raffreddamento dell’altoforno.
Sospesi i licenziamenti nell’indotto
La prima conseguenza concreta del confronto con il Governo riguarda gli oltre 2.500 lavoratori delle 28 aziende dell’indotto. Le procedure di licenziamento collettivo, avviate nei giorni scorsi, sono state momentaneamente sospese.
Aigi, l’associazione che rappresenta una parte delle imprese interessate, ha accolto la richiesta avanzata da Palazzo Chigi. La sospensione durerà almeno fino alla pronuncia della Corte d’Appello. Si tratta di una tregua importante, ma ancora provvisoria: senza garanzie sulla continuità produttiva, le imprese potrebbero tornare a denunciare l’impossibilità di mantenere gli attuali livelli occupazionali.
Il Governo valuta anche un intervento pubblico
Palazzo Chigi ha confermato che il futuro dell’ex Ilva dovrà passare dalla produzione di acciaio a minore impatto ambientale. Il progetto indicato dal Governo comprende forni elettrici alimentati con Dri, insieme a interventi di decarbonizzazione e riconversione industriale.
Resta aperta anche la possibilità di una partecipazione pubblica nella nuova società che dovrebbe gestire gli stabilimenti. Contemporaneamente prosegue il tentativo di costruire una cordata italiana interessata agli impianti, mentre viene ipotizzato un tavolo permanente per Taranto.
I sindacati chiedono però decisioni immediate. Fim, Fiom e Uilm ritengono indispensabili risorse finanziarie, investimenti, continuità produttiva e garanzie per tutti i dipendenti diretti e dell’indotto.
La decisione dei giudici rappresenta ora il primo passaggio decisivo. Se lo stop all’area a caldo fosse confermato, il Governo dovrebbe accelerare sulle misure sociali, sulla riconversione degli impianti e sul riassorbimento dei lavoratori. Per il momento i licenziamenti sono congelati, ma la crisi industriale e occupazionale rimane completamente aperta.


