L’ipotesi di un nuovo investimento della cinese BYD nel Nordest italiano riaccende il dibattito sul futuro dell’automotive europeo. Tra imprenditori e accademici prevalgono opinioni diverse: c’è chi teme una concorrenza ancora più forte per la filiera italiana e chi, invece, intravede un’opportunità per rafforzare il tessuto industriale del territorio.
BYD continua a espandersi in Europa
Il gruppo cinese è ormai protagonista della strategia europea sulla mobilità elettrica. Dopo aver avviato la costruzione del primo stabilimento europeo in Ungheria, a Szeged, destinato alla produzione di veicoli elettrici per il mercato continentale, BYD ha annunciato anche un secondo grande investimento in Turchia, dove sorgerà un impianto produttivo con una capacità di circa 150 mila veicoli all’anno.
Negli ultimi mesi la società ha inoltre rafforzato la propria presenza commerciale in numerosi Paesi europei, ampliando la rete di concessionari e investendo in ricerca e sviluppo per adattare i propri modelli alle esigenze del mercato europeo.
L’ipotesi Nordest divide il mondo produttivo
Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa, il Nordest italiano potrebbe essere preso in considerazione per un nuovo investimento. L’eventualità, tuttavia, non convince tutti.
Bruno Vianello, presidente di Texa, ritiene che un eventuale stabilimento non sarebbe sufficiente a rilanciare l’industria automobilistica italiana. Il timore è che BYD continui a portare in Europa gran parte della propria filiera produttiva, limitando così le ricadute sulle imprese locali.
Di diverso avviso è l’economista Francesco Zirpoli dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Secondo il docente, il Nordest dispone di numerosi punti di forza: una manifattura altamente specializzata, competenze nella meccanica, elettronica e meccatronica, una rete di piccole e medie imprese innovative e una posizione logistica favorevole grazie alla vicinanza con i mercati dell’Europa centrale e ai porti dell’Alto Adriatico.
Le opportunità per la filiera italiana
Per gli osservatori più ottimisti, il vero valore aggiunto arriverebbe se BYD decidesse di insediare in Italia anche attività di progettazione, ricerca e sviluppo, oltre alla produzione.
Una presenza industriale più ampia potrebbe favorire collaborazioni con università, centri di ricerca e fornitori italiani, contribuendo allo sviluppo di competenze tecnologiche e alla crescita della filiera nazionale dell’auto elettrica. Resta però da capire se il gruppo cinese sceglierà realmente il Nordest per il suo prossimo investimento europeo o se le indiscrezioni resteranno tali.


