Dopo oltre trent’anni di attesa entra finalmente in vigore il decreto che disciplina l’omologazione degli autovelox. Il provvedimento, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’11 luglio 2026, introduce le procedure che dovranno essere seguite per certificare i misuratori elettronici della velocità ai fini dell’applicazione del Codice della strada e apre anche alla regolarizzazione di molti dispositivi già installati.
La novità arriva dopo anni di dibattiti e numerose sentenze che hanno rimesso in discussione la validità delle sanzioni elevate con apparecchi semplicemente approvati ma non omologati.
Una vicenda iniziata nel 1993
L’obbligo di utilizzare apparecchiature omologate era previsto fin dall’entrata in vigore del Nuovo Codice della strada, il 1° gennaio 1993. Tuttavia, il regolamento attuativo non è mai stato emanato e, nel frattempo, il Ministero aveva autorizzato l’impiego dei misuratori attraverso il diverso procedimento dell’approvazione.
Per anni si è ritenuto che approvazione e omologazione fossero sostanzialmente equivalenti. Questo orientamento è stato però smentito dalla Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 10505 del 2024, ha ribadito la differenza tra i due procedimenti, aprendo la strada a numerosi ricorsi contro le multe rilevate da dispositivi non omologati.
Cosa cambia dal 12 luglio
Con l’entrata in vigore del nuovo decreto non sarà più possibile presentare domande di semplice approvazione. Tutti i nuovi dispositivi dovranno ottenere la vera e propria omologazione, mentre le richieste ancora pendenti saranno convertite automaticamente.
Il provvedimento disciplina anche la posizione degli autovelox già in funzione, distinguendo tre categorie. I dispositivi approvati secondo il decreto ministeriale n. 282 del 2017 e inseriti nell’allegato del nuovo decreto saranno considerati automaticamente omologati.
Per gli apparecchi approvati con il decreto del 2017 ma non presenti nell’elenco sarà possibile chiedere direttamente l’omologazione al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che dovrà pronunciarsi entro 60 giorni, purché siano dimostrati il rispetto delle tarature e dei test di laboratorio previsti.
Infine, per i misuratori autorizzati prima del 2017 sarà consentito integrare la documentazione tecnica già depositata per ottenere l’omologazione.
Restano i dubbi sui verbali già elevati
Secondo i dati del Ministero, circa 3.150 autovelox su 4.060 attualmente registrati rientrerebbero nella categoria dell’omologazione automatica.
Resta però aperta una questione destinata probabilmente ad arrivare nuovamente davanti ai giudici: capire se questa regolarizzazione possa sanare anche la posizione dei dispositivi utilizzati prima dell’entrata in vigore del decreto.
Per le multe già contestate, infatti, la giurisprudenza della Cassazione ha finora sostenuto che l’assenza dell’omologazione costituisce un vizio rilevante. Saranno quindi le future decisioni dei tribunali a chiarire se il nuovo decreto potrà incidere anche sui verbali riferiti a violazioni accertate prima del 12 luglio 2026.


